Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: Legge Stabilità, si vanno chiarendo tra macro scenari

Bonus 80 euro strutturale nel 2015, nuovi fondi per scuola e ammortizzatori sociali ma cosa si prospetta per le novità auspicate della riforma pensioni?

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Sarà confermato il bonus di 80 euro che nel 2015 diventerà strutturale, saranno stanziati 3 miliardi per tagli sulle detrazioni fiscali, un miliardo per la scuola, un miliardo e mezzo per gli ammortizzatori sociali, 6 miliardi per spese correnti a invarianza di spesa, probabile introduzione del Tfr in busta paga e sblocco contratti per gli statali: manca solo qualche giorno alla presentazione della nuova Legge di Stabilità, da tanti attesa da mesi per capire quali possano essere i reali interventi sulla riforma pensioni previsti dal governo Renzi.

Al momento si prospettano tre scenari, di intervento o meno, sulle pensioni: il primo è quelle secondo cui si potrebbe non fare nulla, lasciando tutto così com’è, esattamente come aveva anticipato il ministro dell’Economia Padoan, senza tagli e contributo solidarietà, sperando in una ripresa economica; il secondo, più ottimistico, prevede invece che possano essere messe in atto quelle modifiche orientate sulla strada della flessibilità, recependo quei sistemi di uscita anticipata a costo zero, che permetterebbero anche nuovo impulso al lavoro, o di istituzione di una no tax area fino a 13mila euro.

Il terzo scenario, da alcuni auspicato, è quelle che non prevederebbe alcun intervento se non il rinnovo dell’unico sistema già esistente che sarebbe solo da prorogare, vale a dire l'opzione contributivo ma da estendere anche agli uomini, quindi valido per tutti, non solo per le donne come finora accaduto. E si tratta anche dell’opzione più accreditata fino a qualche tempo fa di intervento sulla riforma pensioni e il motivo è presto spiegato.

Si tratta di un meccanismo che darebbe a lavoratori e lavoratrici, dipendenti e autonomi, la possibilità di andare in pensione prima, a 57 anni o a 58 anni, con 35 anni di contributi e calcolo della pensione finale esclusivamente con metodo, appunto, contributivo. Il che significherebbe per il lavoratore ricevere un assegno ridotto rispetto a quello che si percepirebbe con calcolo retributivo e nuovi risparmi per l’Inps che deriverebbero dai tagli a tali pensioni retributive.

Accettando, infatti, di calcolare la pensione con sistema contributivo, gli assegni erogati subirebbero un taglio del 25, 30%, tutti risparmi che si accumulerebbero e che potrebbero essere reimpiegati per ulteriori interventi sempre per la riforma pensioni Renzi.

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di Marianna Quatraro pubblicato il