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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: oggi Legge Stabilità mercoledì 15 Ottobre. Realisticamente cosa ci si può attendere

Introdurre piani di uscita anticipata per prepensionamenti o aumentare le pensioni minime in prossima Legge di Stabilità. Ancora qualche giorno per sapere interventi




Mercoledì 15 ottobre il ‘grande’ giorno che finalmente svelerà al Paese come e se il governo ha davvero intenzione di intervenire sulla riforma pensioni Fornero con interventi volti a garantire sia piani di uscita anticipata, sia aumento delle pensioni minime, considerando che su 16 milioni di italiani pensionati, la maggior parte vive con meno di mille euro, una cifra che non consente decisamente la conduzione di una vita dignitosa. Al momento si discute ancora, molti i dubbi, ma trapela la novità che potrebbe essere confermato il sistema contributivo donna, quello più semplice giacchè già esistente e solo da prorogare, mentre altre proposte sembrano al momento in stallo.

Insieme al sistema contributivo, anche altre ipotesi di modifica a costo zero, come prestito pensionistico, per andare in pensione prima rispetto ai 66 anni fissati dalla legge Fornero con un anticipo sulla pensione da restituire raggiunti i requisiti normali, e uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi. Con il prestito pensionistico, il lavoratore riceverebbe la stessa cifra che percepirebbe se andasse in pensione con i requisiti richiesti a 66 anni, ma, potremmo dire, in due tranche, una anticipata e una finale, per cui non sarebbero richieste ulteriori risorse.

Per andare, invece, in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi bisognerà comunque accettare una serie di penalizzazioni calcolate sul tempo di anticipo in cui si decide di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni. Tornando al sistema contributivo, consentirebbe, se effettivamente prorogato ed esteso anche agli uomini, appunto, a uomini e donne di lasciare il lavoro prima, a 58 gli autonomi e a 57 anni i dipendenti, con pensione finale esclusivamente calcolata con metodo contributivo. In questo caso si percepirebbe un assegno ridotto rispetto a quello che si avrebbe con metodo retributivo e che permetterebbe allo Stato di accumulare risparmi.

Tra le soluzioni possibili l’ipotesi avanzata da Damiano, che dovrebbe permettere il pensionamento con 35 anni di contribuzione e 62 anni di età, in cambio di penalizzazioni del 2% sulla cifra finale da erogare, per ogni anno di anticipo rispetto al maturamento dei requisiti di pensionamento formali.

Il ministro del Lavoro Poletti ha però precisato “Ci sarà un approfondimento su alcune criticità nell’accesso alla pensione anticipata nella prossima Legge di Stabilità”, ma probabilmente nessuno di questi piani sarà approvato, visto anche il recente silenzio in cui sono calati gli esponenti politici che hanno sempre auspicato sistemi di flessibilità in uscita, e considerando che premier Renzi e ministro Padoan, le voci più autorevoli, fanno riferimento, in tema di pensioni, essenzialmente sulla possibilità di far lievitare il valore degli assegni di coloro che percepiscono pensioni minime.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il