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Pensioni uomini e donne Governo Renzi: riforma, novità Legge Stabilità oggi mercoledì 15 Ottobre ancora realizzabili

Uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi, aumenti pensioni più basse, no tax area e altre possibili novità pensioni: quali nella nuova Legge di Stabilità?




Potrebbero arrivare interventi sugli assegni sociali o aumenti per le pensioni minime, o, per garantire la possibilità di uscita anticipata ai lavoratori che volessero lasciare il lavoro prima di aver maturato i requisiti attualmente richiesti, la soluzione al momento più accreditata tra quelle proposte di prestito pensionistico, sistema contributivo per tutti e uscita a 62 anni e 35 anni di contributi, sarebbe proprio quella avanzata mesi fa da Cesare Damiano, che permetterebbe il pensionamento con 35 anni di contribuzione e 62 anni di età, a fronte però di penalizzazioni economiche del 2% sull’assegno mensile finale, per ogni anno di anticipo rispetto al maturamento dei requisiti richiesti.

Il ministro Poletti ha però precisato: “Ci sarà un approfondimento su alcune criticità nell’accesso alla pensione anticipata nella prossima Legge di Stabilità”. Tra uscita anticipata e aumenti pensioni minime per cambiare l’attuale riforma del lavoro, dalla prossima Legge di Stabilità ci si potrebbero aspettare tre diversi interventi: potrebbero, infatti, nonostante il silenzio in merito, essere approvati i piani a costo zero per uscite anticipate e flessibili o essere istituita una no tax area fino a 13mila euro; potrebbe invece non arrivare alcuni cambiamento, lasciando la riforma pensioni Fornero così com’è e come del resto il ministro Padoan aveva già detto  tempo fa, magari pensando solo ad introdurre quel contributo di solidarietà che potrebbe anche permettere di accumulare risparmi.

Altra possibilità, quella di approvare una proroga di un sistema già esistente che permetterebbe sia l’uscita anticipata a chi lo desiderasse sia risparmi. Si tratta della proroga dell’attuale opzione donna che però verrebbe estesa anche agli uomini, permettendo così a lavoratori e lavoratrici, dipendenti o autonomi, di andare in pensione prima, a 57 o a 58 anni, lasciando liberi nuovi posti di lavoro in modo da favorire, al contempo, l’assunzione di nuovi giovani. In cambio dell’uscita anticipata il calcolo della pensione finale con sistema contributivo, e quindi accettando un assegno ridotto.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il