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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Renzi: riforma, novità nessuna No aumento assegno e no anticipata e flessibile

Sistemi di uscita anticipata, aumenti pensioni minime e bonus, interventi minimi per determinate categorie di lavoratori: nessuna novità della Legge di Stabilità di ieri




AGGIORNAMENTO, Ultime notizie e novità davvero negative per quanto riguarda la riforma delle pensioni di Renzi e del suo Governo. Il tema delle pensioni non stato sfiorato nemmeno nella Legge di Stabilità sia per per aumento assegno che per la questione anticipata e flessibile. Anzi, sono aumentate le tasse sui fondi previdenziali. Tutte le promesse, annunci e dichiarazioni fatte da Poletti, Baretta e in alcuni casi anche dal Premier sembrano davvero stati tutti disattesi, compresi singoli interventi per sistemare alcuni errori come quota 96.

Si era pensato di aumentare gli assegni pensionistici minimi, seguendo l’esempio di quanto fatto in Francia, per aiutare coloro che percepiscono pensioni basse ogni mese e rimettere in moto l’economia dando nuova spinta ai consumi; si era pensato, altrimenti, di intervenire con altri bonus sulla scia di quanto fatto con gli 80 euro in busta paga per i dipendenti pubblici o di istituire una no tax area per i pensionati fino alla soglie dei 13 euro; e si sono proposti finora sistema di uscita anticipata per rendere più flessibile i requisiti della riforma pensioni Fornero, permettendo il prepensionamento a chiunque lo desiderasse, misura di cui avrebbero beneficiato innanzitutto categorie di lavoratori come usuranti e precoci, penalizzati dalle norme oggi in vigore.

Il quadro di interventi sulle pensioni sembrava ben chiaro e definito, ma, alla vigilia della presentazione della nuova Legge di Stabilità, probabilmente nulla di tutto questo, secondo quanto trapelato dalle novità e ultime notizie, arriverà.

Le uniche modifiche che verranno proposte sono probabilmente quelle poche destinate a particolari categorie di lavoratori, magari la cancellazione delle penalizzazioni per chi decide di lasciare il lavoro prima dei 62 anni, come proposto dal ministro del Lavoro Poletti, misura che però sarebbe solo in via sperimentale fino al 2017.

Null’altro però lascia pensare che  tra le ipotesi di uscita anticipata, tanto auspicate da tutti, sindacati e forze politiche, nonché ex commissario straordinario Inps Vittorio Conti che aveva dimostrato apertura verso una maggiore flessibilità pensionistica. Del resto si tratta di meccanismi che aiutano non solo il prepensionamento di lavoratori più anziani che, magari, non riescono a  maturare i requisiti richiesti dalla riforma Fornero, ma che contribuirebbero anche ad aumentare, di conseguenza, l’occupazione giovanile, grazie al turn over.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il