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Pensioni ultime notizie Governo Renzi: riforma si poteva fare con vantaggi per tutti. Volontà politica e coraggio sono mancati

Ancora una volta è mancato il coraggio di intervenire sulla riforme pensioni Fornero: proposte possibili ma risparmi attuale legge troppo importanti




Sono state ancora una volta volontà politica e mancanza di coraggio a bloccare l’approvazione di modifiche alla riforma pensioni. Si tratterebbe di agire su una legge che, per quanto sbagliata in alcune parti, garantisce ben 80 miliardi di euro di risparmi allo Stato. Una cifra troppo alta per rinunciarvi.

Le idee, però, c’erano, le proposte anche, le risorse erano state reperite, i piani di uscita anticipata sarebbero stati a costo zero, quindi convenienti, promettendo anche possibilità di turn over lavorativo, ma nulla è stato fatto. Non si è discusso di alcuna novità previdenziale ieri in Consiglio dei Ministri, dove è stata approvata in serata la nuova Legge di Stabilità 2015.

E sono state ancora una vota deluse le aspettative di lavoratori e pensionandi che speravano di poter andare in pensione prima o di poter ricevere assegni mensili più alti. A differenza di quanto accaduto in questi mesi in Germania prima, dove è stata approvata una nuova riforma pensioni che abbassa in requisiti per l’accesso alla pensione, e in Francia dopo, dove sono stati previsti aumenti di 40 euro per le pensioni minime che arrivano fino a 1.200 euro, in Italia, dove i pensionati ricevono pensioni anche inferiori visto che alcuni non arrivano nemmeno a 500 euro mensili, nulla è stato fatto né in questo senso né sulla strada della flessibilità, nonostante richiesto da tutti.

E sono tramontate le ipotesi di discussione delle proposte avanzate in questi mesi da Cesare Damiano, che spesso ha ribadito la necessità di intervenire sulla riforma pensioni, dal ministro del Lavoro Poletti e sottosegretario Baretta che, tra prestito pensionistico, che verrebbe restituito una volta maturati gli i requisiti per la pensione normali; piano di uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti; e uscita con sistema contributivo per tutti, anche per gli uomini, avevano pensato si potesse intervenire sulla riforma pensioni senza incidere sui bilanci, visto che si sarebbe trattato di permettere sì ai lavoratori che lo desiderassero di andare in pensione prima dei 66 anni oggi richiesti, ma comunque accettando penalizzazioni che non avrebbero gravato, dunque, sui conti dello Stato ma sul lavoratore stesso.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il