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Pensioni usuranti e precoci riforma Governo Renzi: nuovi allarmi preoccupanti da INPS e studi esteri su sistema previdenza

Nonostante nessuna novità per riforma pensioni in nuova Legge di Stabilità continuano ad arrivare richieste di interventi soprattutto dopo ultimi dati Inps: cosa riportano?




Nuovi studi, dopo l’allarme lanciato solo qualche settimana dal Fondo Monetario Internazionale, confermano l’insostenibile dei costi del sistema pensionistico italiano e gli ultimi dati Inps sullo stato di salute della previdenza del nostro Paese non sono poi così esaltante. Nonostante la nuova Legge di Stabilità non riporti alcun intervento sulla riforma pensioni, motivo per il quale si è capito che il governo non ha intenzione di intervenire sulla legge attuale modificandola con piani di uscita anticipata o di riduzione della spesa, c’è ancora chi continua a ribadire la necessità di interventi, come Cesare Damiano, piuttosto che lasciare l’attuale legge così com’è, come invece vuole il ministro dell’Economia Padoan.

Non si vuole contraddire di certo l’autorevole voce di Padoan ma è evidente visti i numeri attuali sulle pensioni itali anche che qualche intervento servirebbe. Dal bilancio sociale dell’Inps, presentato qualche giorno fa, risulta che nel 2013 l’istituto ha erogato in tutto circa 21 milioni di pensioni, tra cui 17,3 milioni di invalidità, vecchiaia e superstiti, per circa 242 miliardi di euro, e 3,7 milioni di pensioni assistenziali (finanziate dalla fiscalità generale e costituite da pensioni e assegni sociali e prestazioni agli invalidi civili) per oltre 25 miliardi di euro, in aumento dell’1,5 per cento a causa del maggiore esborso per le prestazioni di invalidità civile.

La spesa totale ammonta quindi a 267 miliardi, +2,2% rispetto al 2012 ma ciò che allarma seriamente è che quasi la metà dei pensionati (il 43,5%, pari a 6,8 milioni di persone) percepisce meno di mille euro al mese, mentre il 13,4%, cioè 2,1 milioni di italiani, non supera i 500 euro. Calano, inoltre, rispetto al 2012 gli iscritti all’Inps. Diminuiscono i lavoratori dipendenti privati, operai, lavoratori del terziario, ma anche lavoratori pubblici iscritti, e domestici.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il