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Pensioni Legge di Stabilità Governo Renzi 2014-2015: emendamenti preannunciati da Partito Democratico almeno su quattro norme

Ancora possibili modifiche alle pensioni con nuovi emendamenti del Pd: cosa prevedono, chi potrebbe beneficiare degli interventi e quando saranno presentati




E' ormai stata varata la nuova Legge di Stabilità e, come ben si saprà, tutte le possibilità di uscita anticipata per modificare la riforma pensioni, da prestito pensionistico, a sistema contributivo, a uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, non sono state presentate. Ma le novità e ultime notizie si muovono ancora su questo fronte, con la speranza che nei prossimi giorni di discussioni parlamentari possano ancora arrivare tali soluzioni. Al momento, però, sarebbero altri gli emendamenti che il Pd ha intenzione di presentare in questi giorni e che riguardano altre possibilità di interventi sulle pensioni.

E le novità riguarderebbero la revisione dell’eventuale tassazione da aumentare sui fondi pensioni, la possibilità, come del resto aveva promesso il premier Renzi mesi prima dell’estate, di estendere il bonus di 80 euro anche ai pensionati dal 2015 o una nuova no tax area per i pensionati; un sistema fiscale agevolato per coloro che hanno intenzione di chiedere il Tfr in busta paga; e una revisione delle penalizzazioni per chi decide di andare in pensione anticipata.

Ma spieghiamo meglio questo meccanismo:oggi chi decide di andare in pensione prima dei 62 anni deve accettare una serie di penalizzazioni che prevedono, in percentuale in base agli anni di anticipo in cui si decide di andare in pensione, una riduzione dell’assegno finale.

Qualche settimana fa, invece, il ministro del Lavoro Poletti aveva proposto di cancellare tali penalizzazioni per chi decidesse di andare in pensione prima dei 62 anni, in via sperimentale fino al 2017, andando così a sostenere soprattutto lavoratori precoci e usuranti, bloccati nel loro pensionamento dalla nuova legge Fornero. Si tratta di categorie di lavoratori che, o perché hanno iniziato a lavorare da giovanissimi, o a causa di un’attività lavorato riva troppo impegnativa e ‘usurante’ non riescono a rimanere a lavoro fino ai 66 anni oggi richiesti dalle norme in vigore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il