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Riforma pensioni Governo Renzi: novità Boschi, Treu, Ricchetti, Tito Boeri. Rilancio proposte e dichiarazioni (AGGIORNATO)

La riforma della pensioni è rimandata a momenti più favorevoli, ma il dibattito politico continua a rimanere piuttosto acceso.




Ci sono novità in ambito previdenziale dalla manovra finanziaria? Quali sono le ultime notizie sulla riforma pensioni Renzi? La situazione non presenta passi in avanti rispetto alla situazione precedente, tuttavia il dibattito continua a rimanere accesso. Il ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ad esempio, invita i sindacati a non preoccuparsi solo dei pensionati o dei dipendenti pubblici e a prendere esempio dall'esecutivo: "Noi abbiamo fatto misure importanti anche per le partite Iva".

L'economista Tito Boeri è scettico rispetto alla possibilità di corrispondere il Tfr in busta paga. A suo dire soprattutto chi ha redditi bassi non dovrebbe essere distolto "dall'accantonamento previdenziale". E soprattutto "non possiamo non pensare al futuro previdenziale dei giovani, che è impossibile da immaginare senza un importante pilastro di previdenza complementare. In un paese che è destinato a crescere poco, se crescerà, il rendimento delle pensioni pubbliche è destinato a essere minimo".

E se anche Matteo Richetti del Partito Democratico non nasconde il suo scetticismo sul Tfr da versare subito, il segretario Cisl Fnp, Giovanni Dell'Isola, da notare come "i bisogni dei pensionati, che pure rappresentano più del 20% della popolazione italiana, sono stati sostanzialmente ignorati dall'agenda politica, sia per quanto riguarda la progressiva perdita di potere d'acquisto, sia per quanto riguarda la pressione fiscale, sia per quanto riguarda i servizi sanitari e sociali".

Ma come metterla con le statistiche che vogliono un italiano su 5, fra pensionati e lavoratori, che vive a rischio povertà? È quanto emerge dal rapporto annuale dell'Eurispes, secondo cui è coinvolto il 19,4% dei cittadini contro il 16,9% dell'Europa nel suo complesso. Il 14,5% si trova in uno stato di severa deprivazione materiale, contro il 9,9% dell'Europa, in aumento di 3,3 punti percentuali sulle stime precedenti. Il rischio di esclusione sociale sale così al 29,9% cioè il 5,1% in più rispetto al dato europeo (24,8%). Nel rapporto si legge che "pur rimanendo invariato il rischio di povertà aumenta l'incapacità di assolvere ai bisogni necessari per condurre una vita dignitosa".

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il