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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia riforma Governo Renzi: novità quota 100,62 anni 35 contributi,contributivo,prestito fattibili

Ancora speranze di intervento su riforma pensioni con piani di uscita anticipata e flessibile a costo zero: commissario Treu ribadisce necessità di qualche elemento di flessibilità sull'età pensionabile




Nonostante il nulla di fatto sulla riforma pensioni nella nuova Manovra Finanziaria, si ribadisce ancora la necessità di intervento per modificare l’attuale sistema pensionistico, decisamente diventato insostenibile, come anche accertato dagli ultimi dati, e la necessità di una maggiore flessibilità in uscita. In questo senso si muovono anche le ultime notizie che riportano le dichiarazioni del nuovo commissario Inps, Tiziano Treu, secondo cui è necessario introdurre “qualche elemento di flessibilità sull'età pensionabile. In Parlamento ci sono diverse proposte. Il Governo le ha scartate perché costose”.

E ha precisato: “È stata invece istruita quella dell'ex ministro Enrico Giovannini dell'anticipo di una pensione che potrebbe essere richiesta dai lavoratori cui manchino tre anni al raggiungimento dei requisiti di pensionamento e che poi verrebbe restituita in piccolissime rate sull'importo della pensione normale. Lo stesso Poletti è favorevole e anche se questa proposta non è entrata nella legge di stabilità credo che debba essere recuperata nei prossimi mesi. Non costa molto e sarebbe utile, anche sul fronte dei potenziali esodati”.

Ed effettivamente, insieme al prestito pensionistico avanzato prima dall’ex ministro Giovannini, e ribadito dall’attuale ministro del Lavoro Poletti, vi sarebbero altre proposte di uscita anticipata, come possibilità di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e accettando penalizzazioni calcolate in base all’anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro rispetto alla soglia attuale dei 66 anni; uscita con Quota 100 che prevede comunque il raggiungimento dei 35 anni di contributi; o sistema contributivo per tutti, che non solo permetterebbe la possibilità di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni imposti dalla legge Fornero, accettando un assegno ridotto perché calcolato esclusivamente con metodo contributivo e non retributivo, ma permetterebbe anche, nel lungo periodo, risparmi per lo Stato, derivanti proprio dalla riduzione degli assegni mensili erogati.

Si tratta, come facilmente comprensibile, di misure a costo zero, che non andrebbero ad intaccare i conti pubblici, visto che non richiederebbero l’impiego di ulteriori risorse, che anzi potrebbero soddisfare le esigenze di tutti coloro che non riescono a rimanere a lavoro fino al raggiungimento dei requisiti oggi previsti, ma per cui non si è ancora fatto nulla. E si spera che a cambiare qualcosa possano essere nuovi emendamenti presentati nei prossimi giorni durante le discussioni parlamentari.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il