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Pensioni vecchiaia, usuranti, usuranti, anzianità Governo Renzi: riforma, novità questa settimana

Novità pensioni nella nuova Legge di Stabilità non come ci si aspettava: cambiano le tasse ma nulla su uscita anticipata e flessibile. Ed è di nuovo caso




Cambia, leggermente, la riforma pensioni Fornero ma le novità previste dalla nuova Legge di Stabilità, varata la scorsa settimana in CdM e che ha ricevuto il via libera dalla Ragioneria di Stato, non sono quelle che ci si aspettava. Non cambia l’età pensionabile di uscita anticipata dal lavoro, non sono state aumentate le pensioni minime, né cancellate le penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni, ma sono state rese più ‘rigide’ alcune condizioni, a partire dall’aumento della tassazione sui fondi pensioni, che sale dall’11,5 al 20%, alla misura che prevede lo slittamento dal primo al 10 di ogni mese dell’erogazione dell’assegno pensionistico.

L’Inps si è affrettata a chiarire che tale norme riguarderà solo gli 800mila pensionati che percepiscono il doppio assegno Inps-Inpdap e che non cambierà nulla per gli altri 15 milioni di pensionati che continueranno a ricevere la loro pensione ogni primo del mese. Ma la norma è stata comunque contestata sia dai pensionati che dai sindacati. E mentre si inaspriscono tali condizioni, non si è pensato, d’altro canto, ad ‘ammorbidire’ i requisiti di accesso alla pensione per categorie particolari di lavoratori come usuranti e precoci, né ad una soluzione per mandare finalmente in pensione i 4mila lavoratori della scuola, i cosiddetti Quota 96 bloccati, dopo quasi tre anni dal raggiungimento dei loro requisiti pensionistici, dall’ingiustizia delle norme Fornero.

Ma non sono queste le ultime novità pensioni: altre nuove norme riguardano l'obbligo da parte del medico di comunicare (entro 48 ore) il decesso del pensionato all'Inps attraverso il sistema telematico già presente per la comunicazione dello stato di malattia; e la cancellazione delle prestazioni accessorie Inps per le cure termali e la riduzione di 150milioni di euro dei fondi destinati per i patronati.

Come non ‘ribellarsi’ a queste situazioni evidentemente poco eque. La domanda nasce spontanea: perché non destinare parte delle risorse economiche disponibili a ‘sistemare’ questi problemi previdenziali piuttosto che intervenire unicamente con misure welfare? E’ una risposta per molti difficile da dare, l’unica sarebbe che ancora una volta è mancato il coraggio di cambiare una riforma pensioni che ha assicurato 80 miliardi di euro di risparmi a cui, ormai chiaramente, il governo non vuole rinunciare. Ma ciò significa continuare a perpetrare un’ingiustizia.

E’ evidente, dunque, come siano necessari nuovi emendamenti che contribuiscano ad ulteriori modifiche delle pensioni e alcuni sono già pronti, come quelli che il Pd ha intenzione di presentare e che chiedono aumenti o bonus per le pensioni più passe, tassazione agevolazione per il Tfr in busta paga (che la Legge di Stabilità sottopone a tassazione ordinaria), cancellazione delle penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni, o nuove agevolazioni fiscali per i pensionati. Anche il commissario Inps Treu invita, nuovamente, a rendere l’attuale sistema pensionistico più flessibile e, su questa strada, l’unico intervento (tra uscita anticipata 62 anni e 35 anni di contributi, uscita a Quota 100, prestito pensionistico e sistema contributivo, tutti a costo zero) che potrebbe essere messo in atto sarebbe la proroga dell’opzione contributivo donna, appunto il sistema contributivo, già in vigore, quindi solo da prorogare, ma ampliandolo anche agli uomini, finora esclusi da tale possibilità, e allungandolo nel tempo.

Una misura, dunque, che permetterebbe la pensione anticipata a chiunque lo desiderasse a fronte di ricevere un assegno pensionistico ridotto perché calcolato con metodo, appunto, contributivo e non retributivo, e questi tagli, d’altro canto, potrebbero servire allo Stato, visto che si accumulerebbero come risparmi da poter reimpiegare. Queste misure potrebbero servire a ‘colmare’ le promesse mancate del premier Renzi che, a inizio mandato, aveva assicurato dal 2015 aumenti per i pensionati e interventi sulle pensioni con la riforma del welfare. Ma nulla di tutto ciò è avvenuto.

Questo il motivo per cui molti esponenti di forze politiche e sociali si muovo perché effettivamente qualcosa di concreto venga fatto nelle prossime discussioni parlamentari. Ed è di nuovo attesa, mentre in quella Germania dove la nuova riforma pensioni ha abbassato l’età di accesso al trattamento pensionistico, sono stati indetti nuovi scioperi (dai lavoratori Lufthansa) proprio contro l’aumento dell’età pensionabile in alcuni comparti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il