Pensioni vecchiaia, donne, uomini vecchiaia Governo Renzi: riforma, novità dichiarazioni Padoan, Ferrero, Treu, Poletti, Fornero

Riforma pensioni e posizioni di esponenti politici e sociali: diversi i pareri sulle novità della Legge di Stabilità. La situazione

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“Questo governo crea ai pensionati continuamente problemi, come se i pensionati chissà cosa gli hanno fatto, forse non gli hanno dato il voto, non lo so, ma sono perseguitati. Il governo faccia cose serie, invece di discriminare continuamente i pensionati. Gli aveva promesso gli 80 euro e non vi è più traccia. Gli sta creando una vita ad ostacoli”: queste le dichiarazioni di Bellissima, segretario generale Uil Pensionati, contrario alle novità della Legge di Stabilità che hanno introdotto solo interventi peggiorativi alle pensioni, senza dare risposte a quanti chiedevano piani di uscita anticipata per rendere più flessibile l’attuale riforma pensioni. Né altro.  

E a sostenere la necessità di introduzione di “qualche elemento di flessibilità sull'età pensionabile” è anche il commissario Inps, Tiziano Treu, che ha precisato: “In Parlamento ci sono diverse proposte. Il governo le ha scartate perché costose. È stata invece istruita quella dell'ex ministro Enrico Giovannini dell'anticipo di una pensione che potrebbe essere richiesta dai lavoratori cui manchino tre anni al raggiungimento dei requisiti di pensionamento e che poi verrebbe restituita in piccolissime rate sull'importo della pensione normale. Lo stesso Poletti è favorevole e anche se questa proposta non è entrata nella legge di stabilità credo che debba essere recuperata nei prossimi mesi. Non costa molto e sarebbe utile, anche sul fronte dei potenziali esodati”.

Eppure le proposte avanzate, quelle di uscita anticipata tra prestito pensionistico, uscita a Quota 100, sistema contributivo per tutti, uscita a 62 anni e con 35 anni di contributi, sono tutte proposte che prevedono piani a costo zero perché permetterebbero l’uscita anticipata solo a fronte di penalizzazioni, senza richiedere ulteriori risorse aggiuntive. E proprio per ribadire questa richiesta, ‘conveniente’, Cesare Damiano ribadisce il piano anticipata, a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, da lui avanzato, convinto che “La Legge di Stabilità ha bisogno di alcune correzioni”, aprendo una discussione anche sulla novità prevista dalla Legge di Stabilità di aumento della tassazione sui fondi pensione (dall’11,5% al 20%).

Secondo Damiano, i “Fondi pensione contrattuali non possono essere soggetti ad un aumento di tassazione così rilevante come quello previsto nella legge di Stabilità: c’è  rischio di chiudere la previdenza integrativa che era stata pensata soprattutto per il futuro pensionistico delle giovani generazioni. Anche noi vogliamo, come Renzi, che questa manovra abbia carattere espansivo e di equità sociale e le nostre richieste di correzione vanno in questa direzione”. Continuano a chiedere modifiche e correzioni sulle pensioni anche i sindacati.

Ma a rispondere a Damiano è il ministro dell’Economia Padoan, che ribadisce la sua intenzione di lasciare la legge Fornero così com’è e sull’aumento del prelievo fiscale (dall’11,5% al 20%) dei rendimenti dei fondi pensioni spiega: “L’adeguamento è inferiore a quello per altri investimenti finanziari. Stiamo solo allineando il trattamento ai valori medi europei. Non stiamo svantaggiando i fondi pensione”.

Ma per Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, “Renzi non dovrebbe colpire i pensionati. Invece di penalizzare ulteriormente i pensionati, segua l’esempio francese, aumenti il deficit e la smetta di tartassare il popolo italiano con sacrifici tanto pesanti quanto inutili. Gli anziani hanno ricostruito questo paese dopo la guerra: meritano rispetto e non provvedimenti insultanti che si sommano ai tagli della sanità e dei servizi”.

Mentre tace il ministro del Lavoro Poletti, ora concentrato solo sul Jobs Act, l’ex ministro Fornero, sulle attuali norme e le eventuali novità della Legge di Stabilità, dice: “Non parlerei di accanimento, ma ricordo che i pensionati sono già stati oggetto di una riforma: mi riferisco alla deindicizzazione degli assegni oltre i 1400 euro, misura alla quale cercai di oppormi, ma che fu ritenuta necessaria. Considerato che si tratta di persone escluse dal mondo del lavoro che non hanno la possibilità di rifarsi in altro modo, penso che la categoria non andrebbe ulteriormente toccata”.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il