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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: studiosi ed esperti rilanciano proposte e critiche per modificare Legge Stabilità

L’Ue bacchetta l’Italia su misure della nuova Manovra Finanziaria e pareri, opinioni e critiche da esperti ed economisti




La nuova Manovra Finanziaria è stata varata dal Consiglio dei Ministri, ha ricevuto il via libera dalla Ragioneria di Stato ma è stata bacchetta dall’Ue. La lettera Ue chiede ulteriori chiarimenti e sottolinea “Una significativa deviazione dagli obiettivi di bilancio di medio termine dell'Italia e chiede a Roma come intenda rispettare pienamente gli impegni assunti a livello Ue” secondo quanto si legge nella lettera firmata dal vice presidente della Commissione Jyrki Katainen e pubblicata nel sito del ministero dell'Economia. La Commissione Ue ha stabilito per l'Italia una correzione strutturale del deficit pari allo 0,7% del Pil nel 2015, mentre il governo Renzi ha concesso solo lo 0,1%, destinando oltre 11 miliardi di nuovo deficit per politiche anticicliche.

E non solo: perché le novità riportano critiche e richieste di modifiche alla Legge di Stabilità presentata anche per quanto riguarda i mancati interventi sulla riforma pensioni. Secondo Alberto Brambilla, docente di 'Gestione delle forme previdenziali pubbliche e complementari' all'Università Cattolica di Milano, “Il sistema previdenziale italiano così come è stato disegnato dall'ultima riforma Fornero soffre di una rigidità veramente eccessiva: se fossero introdotti elementi di flessibilità, con poco costo o a costo zero, non ci sarebbe bisogno di pensare a ipotesi di anticipo sulla pensione da restituire poi a rate. Ipotesi peraltro di difficile realizzazione”

Secondo Brambilla, “l'ipotesi dare un anticipo sulla pensione la vedo poco praticabile e poco utile. Se si trattasse di un anticipo dato tre anni prima della pensione, tutto in una volta mettiamo di 48.000 euro, circa 1.200 euro al mese lordi per 13 mensilità e per tre anni, nei 10 anni successivi alla pensione il pensionato dovrebbe restituire almeno 5.000 euro all'anno. E non è poco se la sua pensione è di 1.000 euro netti”.

Critiche alla nuova Manovra arrivano anche per la misure che prevede l’erogazione del Tfr in busta paga, ma tassato a regime, il che significa non dare al lavoratore, effettivamente, alcun beneficio reale e concreto.

Sarebbe, dunque, preferibile lasciare il proprio Tfr ‘da parte’ in modo da usufruirne una volta conclusa la propria vita lavorativa, si tratterebbe comunque di cospicui risparmi che potrebbero fare certamente comodo al lavoratore, risparmi che talvolta sono indispensabili per far fronte a spese impreviste o per cure mediche private e da qui arriviamo ad un altro problema evidenziato, vale a dire l’aumento della tassazione sulla previdenza complementare.

Sale infatti la tassazione sui fondi pensione dall’11,5% al 20%, il che potrebbe significare allontanare i lavoratori da piani di previdenza integrativa, che invece negli altri Paesi viene agevolata, e non è certo una decisione conveniente. Si tratta di una strategia ‘miope’ perché disincentiva il risparmio previdenziale, caricando però lo Stato che, però, col passare del tempo avrà sempre meno risorse finanziarie a disposizione per rispondere ai bisogni di una popolazione la cui età pensionabile crescerà.

Critico sulla misura del Tfr in busta paga anche l’economista Tito Boeri, secondo cui “È sbagliato dissuadere dall’accantonamento previdenziale, soprattutto per chi ha redditi bassi”. Per Boeri bisognerebbe dire no all’anticipo del Tfr in busta paga, “tra tasse aumentate e l’esigenza di tutelarsi rispetto a pensioni pubbliche il cui rendimento, in un paese destinato a crescere poco, è destinato ad essere minimo. Poi, se il governo vuole così rilanciare i consumi, più di quanto non sia riuscito con gli 80 euro, attenzione, perché potrebbe non esser così scontato. Io dubito servirà, perché se dal punto di visto microenomico è anche giusto che i lavoratori non siano più obbligati a prestare i soldi alle imprese, dal punto di vista macroeconomico che a gestire i soldi siano i lavoratori e non le imprese rischia di essere ininfluente”.

E avverte: “Attenzione alla possibile controindicazione dei contributi sui nuovi contratti. Possono avere effetti dilazionati nel tempo o addirittura deflattivi, all’inizio”. Boeri spiega che “Se l’incentivo scatta tra alcuni mesi, il datore di lavoro potrebbe avere interesse a posticipare un contratto, o un rinnovo, che avrebbe fatto prima”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il