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Pensioni vecchiaia, uomini, donne riforma Governo Renzi: novità Legge Stabilità da esperti con critiche e proposte cambiamenti

Solo interventi peggiorativi per le pensioni in nuova Manovra Finanziaria governo Renzi. Quali le opinioni degli esperti? Diverse le critiche




Non solo nuovi emendamenti alla Manovra Finanziaria per la riforma pensioni definiti dal Pd, pronti ad essere discussi in Parlamento, che auspicano aumenti alle pensioni e uscita anticipata e flessibile, ma anche nuove proposte da esperti ed economisti che hanno avanzato critiche ed eventuali modifiche dopo aver attentamente analizzato le misure della Manovra. Nessun intervento migliorativo ma solo peggiorative sulle pensioni, come le ultime notizie confermano, che prevedono aumento della tassazione sui fondi pensioni, erogazione del Tfr in busta paga con tassazione ordinaria, e slittamento del pagamento delle pensioni dal primo al 10 del mese.

Si tratta di misure che hanno scatenato polemiche e proteste e per cui, in merito all’ultima, l’Inps ha precisato che l’erogazione delle pensioni il 10 di ogni mese avverrà solo per gli 800mila pensionati che percepiscono il doppio assegno Inps-Inpdap. Tutti gli altri continueranno a percepire regolarmente la loro pensione ogni primo giorno del mese. E si tratta della maggior parte del popolo dei pensionati, ben 15 milioni. Una misura che comunque scontenta, visto che anche per quegli 800 mila pensionati potrebbero esserci problemi, considerando che le pensioni di nonni o genitori rappresentano uno dei sostentamenti per le proprie famiglie, in questo momento di crisi, che ogni primo del mese hanno appuntamento con pagamenti regolari, come affitti o mutui.

E non va meglio per Tfr in busta paga e aumento della tassazione dall’11,5 al 20% sui fondi pensioni. L’economista Tito Boeri ha chiaramente spiegato che “È sbagliato dissuadere dall’accantonamento previdenziale, soprattutto per chi ha redditi bassi, mi sembra sbagliato”. Per Boeri il Tfr in busta paga non è una misura positiva, “Poi, se il governo vuole così rilanciare i consumi, più di quanto non sia riuscito con gli 80 euro, attenzione, perché potrebbe non esser così scontato. Io dubito servirà, perché se dal punto di visto microenomico è anche giusto che i lavoratori non siano più obbligati a prestare i soldi alle imprese, dal punto di vista macroeconomico che a gestire i soldi siano i lavoratori e non le imprese rischia di essere ininfluente”.

Ma ha anche tante perplessità sul taglio dei contributi alle imprese che assumono per tre anni. E spiega: “Attenzione alla possibile controindicazione dei contributi sui nuovi contratti. Possono avere effetti dilazionati nel tempo o addirittura deflattivi, all’inizio. Se l’incentivo scatta tra alcuni mesi, il datore di lavoro potrebbe avere interesse a posticipare un contratto, o un rinnovo, che avrebbe fatto prima”.  

Sul Tfr in busta paga, Alberto Brambilla, docente di 'Gestione delle forme previdenziali pubbliche e complementari' all'Università Cattolica di Milano, “l'ipotesi di dare un anticipo sulla pensione la vedo poco praticabile e poco utile. Se si trattasse di un anticipo dato tre anni prima della pensione, tutto in una volta  mettiamo di 48.000 euro (corrispondente a circa 1.200 euro al mese lordi per 13 mensilità e per tre anni), nei 10 anni successivi alla pensione il pensionato dovrebbe restituire almeno 5.000 euro all'anno. E non è poco se la sua pensione è di 1.000 euro netti”.

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Autore: Sara Melchionda
pubblicato il