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Pensioni anzianità, donne, uomini riforma Governo Renzi: novità proposte Mini Pensioni affianco contributivo, quota 100, 62 anni

Commissario Inps Treu ribadisce necessità di elementi di flessibilità per le pensioni e propone nuovo sistema di uscita anticipata: i sistemi al vaglio




Lavoratori e pensionandi sono stati delusi dalle novità della Legge di stabilità 2015 che non riportano alcuna modifica alla riforma pensioni, così come si auspicava. Nessun cambiamento per quanto riguarda possibilità di uscita anticipata e flessibile né per quanto riguarda l’eventuale aumento di 80 euro anche per i pensionati dal 2015. Ma non ci si arrende e si continuano a chiedere interventi che, secondo molti, sono decisamente necessari ormai. E, a gran voce, chiede modifiche flessibili anche nuovo commissario Inps, Tiziano Treu.

Treu ha precisato che “In Parlamento ci sono diverse proposte. Il governo le ha scartate perché costose. È stata invece istruita quella dell'ex ministro Enrico Giovannini dell'anticipo di una mini pensione che potrebbe essere richiesta dai lavoratori cui manchino tre anni al raggiungimento dei requisiti di pensionamento e che poi verrebbe restituita in piccolissime rate sull'importo della pensione normale. Lo stesso Poletti è favorevole e anche se questa proposta non è entrata nella legge di stabilità credo che debba essere recuperata nei prossimi mesi. Non costa molto e sarebbe utile, anche sul fronte dei potenziali esodati”.

Come spiegato da Treu, si tratta di offrire ai lavoratori un prestito pensionistico, con contributi che verrebbero restituiti allo Stato attraverso una rateizzazione sull’assegno mensile erogato, attraverso però piccole decurtazioni, ecco perché si parla di minimi pensioni. Ma non solo questa novità, perché in ballo ci sarebbero gli stessi meccanismi di uscita anticipata e flessibile già discussi in questi mesi, dall’uscita anticipata a 62 anni e 35 di contributi, all’uscita con Quota 100, al sistema contributivo.

In tal caso, si tratterebbe solo di estendere l’opzione contributivo donne anche gli uomini, in modo da permettere a lavoratori e lavoratrici, dipendenti o autonome, di andare in pensione prima dei 66 anni, e permettendo, al contempo, allo Stato di accumulare anche risparmi. Decidendo di andare in pensione prima con sistema contributivo, si accetta di ricevere un assegno ridotto, frutto del calcolo con metodo contributivo e non retributivo, e tali riduzioni rappresenterebbero risparmi da poter reimpiegare poi sempre nelle pensioni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il