Anche il Presidente della Corte dei Conti boccia la finanziaria: pochi tagli alla spesa pubblica

La Finanziaria delle discordie registra un altro intervento contrario e inatteso, quello di Francesco Staderini, presidente della Corte dei Conti



La Finanziaria delle discordie registra un altro intervento contrario e inatteso, quello di Francesco Staderini, presidente della Corte dei Conti. Le dure accuse del vertice dell’organo costituzionale della Repubblica si sono focalizzate sugli interventi troppo basati sul prelievo fiscale e troppo poco sulle correzioni della spesa. In particolar modo Staderini - che dirige l’organo di controllo della correttezza tecnica dei bilanci degli enti pubblici - ha puntato l’indice contro l’eccessivo carico versato su alcuni comuni. Non è giusto, ha detto in sostanza durante la sua relazione di ieri al Senato, che vengano penalizzati anche dei comuni che si sono sì indebitati, ma a ragione: emblematico l’esempio di Torino che si è esposta (e molto), ma per gli investimenti nelle Olimpiadi invernali, quindi per una mossa imprenditorialmente ineccepibile. Il rischio è che senza correzioni di spesa a sufficienza e con un eccesso di carico fiscale sia penalizzata la crescita.

Tutti rilievi già usciti sulle pagine dei giornali e dalla bocca di diversi osservatori qualificati, ma che ora acquistano un colore diverso e più “istituzionale”. Anche se la Corte dei Conti rappresenta un pulpito inusuale per le critiche alla politica economica dei governi (non sarebbe suo compito esprimere giudizi sulle scelte, ma solo sulla loro legittimità formale), è difficile non rilevare un altro pollice verso alla manovra di Tommaso Padoa Schioppa.

In questi giorni il Governo ha fatto marcia indietro sul trattamento del Tfr, che secondo la nuova Finanziaria andrebbe versato per il 50% dalle imprese all’Inps. Una scelta che aveva mandato su tutte le furie gli imprenditori (costretti a reperire liquidità in altra maniera) e che aveva anche attirato le critiche di un economista di rango come Francesco Giavazzi e altri esperti del sito "amico" (ma non più tanto) de La Voce. Lo studioso accusava il Governo di bloccare la riforma del sistema pensionistico. E va ricordato che diverse istituzioni internazionali da tempo sottolineano che la riforma del sistema previdenziale è uno di quei bisogni strutturali di cui il paese ha bisogno. Il Tfr spezzato a metà (anche se le nuove da palazzo Chigi parlano di un ridisegno delle quote) fra Inps e azienda rischierebbe perciò, secondo Giavazzi, di mandare a monte la nascita di un sistema pensionistico privatistico in Italia.

A noi però piacerebbe sapere da Padoa Schioppa un’altra cosa: cosa farà dei quei 13,1 miliardi (ma forse sono di più) destinati a nuove spese estranee alla correzione del deficit e al taglio cuneo fiscale? Di mazzate ne abbiamo viste troppe, vorremmo capire meglio in che direzione vanno.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il