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Pensioni anzianità, uomini, donne, vecchiaia, precoci Governo Renzi: riforma, novità da Ue che razzola male pur predicando bene

L’Ue chiede interventi sulla riforma pensioni all’Italia e nuovi tagli ma le regole pensionistiche che vigono per i suoi funzionari sono decisamente meno rigide




L'UE ha dato il via libera alla Legge di Stabilità 2015, dopo la lettera con cui si chiedeva una correzione del deficit dello 0,4% in cambio del rinvio del pareggio di bilancio al 2017 , il governo ha rivisto i numeri della manovra, con un aggiornamento da 4,5 miliardi. E ha risposto nuovamente “dopo aver tenuto conto di tutte le informazioni e di tutti i miglioramenti che ci sono stati comunicati negli ultimi giorni, non ci sono casi di violazione particolarmente seria, tali da farci considerare un giudizio negativo in questa fase”. Ma si riserva la possibilità di un nuovo giudizio per novembre. Intanto, insieme al Fmi, ha chiesto all’Italia di intervenire sulle pensioni, con eventuali tagli.

Le richieste Ue di intervento sulla riforma pensioni nel nostro Paese puntano a ridurre gli stipendi, tagliare le ferie, alzare l’età pensionabile, nonostante, invece, in altri Paesi, come Germania e Francia, è stato già possibile abbassare l’età pensionabile e aumentare anche le pensioni più basse. E non è questo l’unico paradosso che emerge guardando all’Ue e alle richieste sulle pensioni arrivate per il nostro Paese. Mentre, infatti, il premier Renzi sembrava avere un piano di intervento, che potremmo definire segreto, per modificare le pensioni attuali, ma in maniera naturale partendo dalle misure del Jobs Act, tutto è stato bloccato dai tagli alle pensioni chiesti proprio dall’Ue.

Tagli che, fondamentalmente, sono già in vigore con le norme Fornero che ha esteso a tutti il calcolo pensionistico con sistema contributivo, tagliando dunque gli assegni certamente più cospicui che si sarebbero percepiti continuano ad utilizzare il sistema retributivo. Tagli che vige in Italia ma non proprio per i funzionari Ue che continuano a calcolare la loro pensioni con metodo contributivo, sommandovi eventuali altri privilegi.

Altra pecca di coloro che chiedono ‘rigidità’ al nostro sistema quello dell’età di uscita da lavoro: non sono guardati di buon occhio quei piani di uscita anticipata che permetterebbero ai lavoratori, seppure a costo zero, di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni oggi previsti ma che sono destinati ad aumentare automaticamente negli anni per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, come stabilito dalla legge Fornero, eppure sempre per i funzionari Ue l’età pensionabile è fissata a 66 anni di età, ma con possibilità di anticiparla a 58 anni, con penalizzazione del 3,5% per ogni anno di anticipo, stesse penalizzazioni che non vengono ben  viste per l’Italia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il