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Pensioni donne, uomini, usuranti, anzianità Governo Renzi: riforma, novità da Ue che chiede sacrifici ma nei fatti fa l'opposto

Pendono sulla nostra Italia le richieste di intervento sulla riforma pensioni e tagli necessari: la situazione attuali e la situazione Ue




Pendono sulla nostra Italia le richieste di intervento su un sistema pensionistico diventato, secondo il Fondo Monetario Internazionale, insostenibile da un punto di vista economico. Troppo alta, infatti, è stata giudicata la spesa previdenziale nel nostro Paese e dopo l’Fmi a chiedere nuovi interventi e tagli alle pensioni anche l’Ue. E queste richieste hanno contribuito a bloccare qualsiasi intervento fosse previsto per intervenire su una riforma pensioni, quella Fornero, ritenuta troppo rigida, sia per i requisiti anagrafici di accesso alla pensione, oggi fissati a 66 anni e tre mesi per tutti, ma destinati a crescere per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita; sia per il calcolo contributivo della pensione finale esteso a tutti, cambiamento (dal retributivo prima in vigore) che porta all’erogazione di pensioni minori, dunque meno vantaggioso.

Ma questo non basta, bisogna ulteriormente tagliare le pensioni ed ecco che quelle richieste di aumenti delle pensioni minime, magari con l’estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati, come aveva annunciato il premier Renzi, potrebbe nuovamente cadere nel dimenticatoio. Esattamente come la richiesta di introduzione di una no tax area per i pensionati o di cancellazione delle penalizzazioni per chi vorrebbe lasciare prima dei 62 anni il lavoro.

La situazione non si prospetta, dunque, delle migliori, ma la cosa paradossale è che a non vedere con favore questi interventi, che prevederebbero anche piani di uscita anticipata per tutti, è proprio quella Ue che tutela moltissimo le pensioni di suoi funzionari. Innanzitutto per loro vale ancora il calcolo della pensione con sistema retributivo, il che significa assegni mensili stellari, basti pensare che l’uscente presidente Barroso dovrebbe percepire una pensione di circa 24mila euro al mese; inoltre vale anche per loro la possibilità di uscita anticipata che dovrebbe invece essere negata in Italia.

E’ vero, infatti, che anche per i funzionari europei la soglia di età di uscita dal lavoro è stabilita a 66 anni, ma è anche vero che hanno la possibilità di lasciare prima, a 58, accettando tagli del valore del 3,5% per ogni anno di anticipo sull’età richiesta. Ed anche in questo caso di tratta di dare la possibilità di uscita anticipata con un sistema, quello delle penalizzazioni, che però non può essere approvato in Italia.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il