Autostrade contro Governo: è scontro aperto

Autostrade non molla. Crede alla fusione con Abertis e rilancia con due mosse



Autostrade non molla. Crede alla fusione con Abertis e rilancia con due mosse: la prima è lo stacco di un anticipo da 0,2625 euro del maxidividendo promesso agli azionisti. La seconda è l’azione legale contro il Governo per gli effetti del decreto collegato alla Finanziaria.

Partiamo dalla prima. La cedola sarà staccata il 20 novembre. La mossa arriva dopo l’analogo anticipo deciso da Abertis, che ha stabilito uno stacco di 0,25 euro per azione. Lo scopo è quello di mantenere il concambio di 1 azione di Autostrade contro 1,05 azioni di Abertis, approvato dalle assemblee degli azionisti delle due società il 30 giugno. Il costo dell’anticipo sul dividendo per Autostrade si aggirerà intorno ai 150 milioni di euro.
La seconda mossa è di Schema28. La holding a capo della società delle strade ha stabilito di impugnare gli effetti dell’articolo 12 del decreto 262 allegato alla Finanziaria.

Le questioni, spiegate in un comunicato di sabato, sono sostanzialmente tre.

La prima risiede nel fatto che il decreto modifica il rapporto tra Autostrade e Governo con effetti retroattivi. Schema28 contesta la legittimità di un’operazione che modifica un accordo già in essere siglato a suo tempo dalle due parti. Non solo, ma ipotizza anche una responsabilità di Fintecna, dalla quale la holding aveva acquistato Autostrade. Fintecna avrebbe violato i principi di buona fede: avrebbe dovuto, dice in sostanza Schema28, conoscere la natura instabile del rapporto che i Benetton ereditavano col Governo e metterli sull’avviso, consentendo una valutazione più corretta dell’investimento.

Insomma, i Benetton contestano i rischi di un investimento che tutti considerano una sorta di rendita obbligazionaria la prima volta che il Governo ci mette il naso.

La seconda riguarda lo stop tariffario previsto dal decreto, che bloccherebbe investimenti già avviati.

La terza è costituita da un ulteriore effetto del blocco tariffario, che inciderebbe sui profitti futuri facendo saltare il concambio pattuito con Abertis e in questo modo agendo come un grimaldello per mettere nuovamente in difficoltà la conclusione dell’accordo di fusione.
I percorsi legali per attaccare palazzo Chigi sarebbero quattro:
a) una richiesta di risarcimento danni in sede civile;
b) un ricorso all’Antitrust italiano per blocco alla libera circolazione dei capitali;
c) un ricorso alla Commissione europea per lo stesso motivo;
d) un’eccezione di costituzionalità sulla modifica unilaterale per decreto di norme che disciplinano società di diritto privato.

Quest’ultimo punto, oltre che un po’ traballante, è anche un po’ complesso da avviare: nel diritto italiano possono sollevare l’eccezione di costituzionalità su una legge solo il Governo o le Regioni. Ma esiste anche il ricorso in via incidentale: nel corso di un procedimento il giudice – ma la decisione appartiene soltanto a lui – può sollevare la questione di legittimità costituzionale su un atto. In quel caso la Corte costituzionale si può esprimere e prendere una decisione. L’ipotesi di Schema28 sarebbe perciò quella di aprire un procedimento al solo scopo di spingere il giudice a rimettere il problema alla Corte costituzionale.

Il ministro delle Infrastrutture Di Pietro, dal canto suo, non sembra mordere meno: “Io mi sono opposto all’eliminazione del 5% e contesto quanto detto dalla Bonino”, riferendosi alla questione del tetto sul diritto di voto per le partecipazioni dei costruttori nei concessionari autostradali. “La difesa fatta dal Governo a Bruxelles – ha aggiunto – è stata suicida”. Al di là della vicenda Ue, la strategia di palazzo Chigi mira direttamente a Madrid: il 16 ottobre Prodi e Zapatero discuteranno – ufficiosamente, naturalmente – della questione della fusione, in occasione della prevista riunione sui temi dell’immigrazione, sostiene il quotidiano spagnolo Expansion oggi in edicola.

In ogni caso il mercato non sembra particolarmente gradire tutto questo attivismo di Autostrade. Intorno all’ora di pranzo il titolo lascia sul terreno lo 0,67% del proprio valore, a fronte di un S&P/Mib sostanzialmente fermo, collocato su un +0.10%.

Sulla vicenda delle tariffe poi è aperto anche un altro fronte. Tempo fa la Regione Lazio aveva fatto ricorso al Tar contro gli incrementi tariffari di A24 e A25, a suo dire non sufficientemente istruiti e motivati. Al banco dell’accusa il Governo (Presidenza del consiglio e Ministero delle infrastrutture), Anas e Strada dei Parchi Spa (società che fa capo ad Autostrade e concessionaria per A24 e A25). Il Tar ha recentemente dato ragione alle Regione e venerdì Strada dei Parchi ha annunciato il prossimo ricorso al Consiglio di Stato. Si tratta di una vicenda di dimensioni minori, ma anche questa può contribuire a rosicchiare i risultati della società per quest’anno.

Insomma in questo periodo la società sembra essere più attiva nelle aule di tribunale e nei salotti finanziari che sulle strade. D’altra parte, con un utile netto di 245 milioni di euro del primo semestre se lo può ancora permettere. Per ora.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il