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Pensioni donne, uomini, anzianità Governo Renzi: riforma, novità calcolo INPS ora e differenze con proposte contributivo, prestito

Uscita anticipata con riforma pensioni Fornero e cosa potrebbe cambiare con nuove ipotesi di flessibilità a costo zero: la situazione




Ancora speranze di uscita anticipata dal lavoro nella nuova Manovra finanziaria, ancora speranze di intervenire sulla riforma pensioni Fornero, in vigore dal 2012, che ha reso troppo rigido l’accesso alla pensione per tutti, ma soprattutto per categorie di lavoratori, come precoci e usuranti, che non riescono a rimanere a lavoro per quanto chiesto dall’ex ministro Lavoro, a causa della pesate attività (fisica o mentale che sia) che svolgono o per aver iniziato a lavorare sin da giovanissimi. Oggi l’età richiesta per andare in pensione è di 66 anni e 3 mesi, età anagrafica che crescerà nei prossimi anni, automaticamente in base a quanto prevede la legge Fornero, per l’adeguamento all’aspettativa di vita.

I contributi richiesti sono di 41 anni e 6 mesi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini. E chi, pur avendo maturato l’età contributiva, decide di andare in pensione anticipata prima dei 62 anni, è soggetto a penalizzazioni pari all’1% per ogni anno di anticipo di accesso al pensionamento, percentuale che sale al 2% per ogni anno di ulteriore anticipo rispetto ai due anni. Le richieste attuali di modifica alla riforma pensioni Fornero riguardano proprio i sistemi di uscita anticipata nonchè l’eliminazione delle penalizzazioni per chi vuole lasciare il lavoro prima dei 62 anni.

Secondo le ultime notizie, nonostante la Legge di stabilità non abbia previsto finora queste possibilità, si starebbe tornando a lavorare, come annunciato dal ministro Poletti, e qualcosa potrebbe cambiare se venisse approvato uno dei meccanismi di uscita anticipata e flessibile a costo zero, come il prestito pensionistico che permetterebbe di lasciare prima dei 66 anni attualmente richiesti dalla legge Fornero erogando un anticipo della pensione che verrebbe restituito quando il lavoratore raggiunge i requisiti richiesti.

Cesare Damiano, insieme a Maria Luisa Gnecchi del Pd, e il sottosegretario Baretta, hanno invece ribadito la possibilità di considerare tra le opportunità di uscita anticipata andare in pensione a 62 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni calcolate in base dall’anno di anticipo con cui di decide di lasciare prima dei 66 anni; si potrebbe quindi uscire a Quota 100, sempre con 35 anni di contributi, ma l’ipotesi più accreditata resta quella del sistema contributivo, sistema in realtà che esiste già e che dovrebbe solo essere prorogato.

Si tratta, attualmente, di una possibilità valida solo per le donne fino al 2015, ma che, secondo le novità richieste, potrebbe essere esteso anche agli uomini, il che permetterebbe di andare in pensione a 57 anni ai lavoratori dipendenti e a 58 agli autonomi, sempre con 35 anni di contributi, ma con pensione finale calcolata con sistema esclusivamente contributivo. Si tratterebbe di ricevere una pensione decisamente inferiore a quella che si percepirebbe con sistema retributivo e questo significherebbe anche possibilità di accumulare nuovi risparmi per lo Stato.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il