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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità e differenze sistema di ora e contributivo, prestito, 62 anni

Ipotesi di modifica e nuove speranze di cambiamento riforma pensioni in nuova Manovra: il meccanismo attuale e piani di uscita anticipata e flessibili allo studio




Si guarda ancora con particolare interesse alla Manovra Finanziaria nuova e alle possibili modifiche che potrebbero ancora arrivare per la riforma pensioni, per cambiare quel sistema pensionistico attuale, cercando di renderlo più flessibile e più sostenibile, come richiesto da Fmi, Ue ma anche da partiti politici e forze sociali interne al nostro Paese. Oggi la legge Fornero impone requisiti di accesso alla pensione decisamente più rigidi rispetto al passato: ha innalzato l’età pensionabile a 66 anni e 3 mesi, destinata automaticamente a salire ancora nei prossimi anni per l’adeguamento alla speranza di vita; e ha esteso il calcolo contributivo per tutti.

Oggi, per andare in pensione sono richiesti 41 anni e 6 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini. E chi decide di andare in pensione anticipata prima dei 62 anni, anche se ha maturato i contributi richiesti, deve comunque accettare penalizzazioni dell’1% per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione. Si sale al 2% per ogni due anni. Le proposte di uscita anticipata di cui si discute da mesi, prevedono possibilità di pensione anticipata a fronte di penalizzazioni sì, ma le nuove richieste di cambiamento vogliono anche la cancellazione delle penalizzazioni, almeno in via sperimentale fino al 2017, per chi vuole andare in pensione prima dei 62, misure riservata almeno a lavoratori usuranti e precoci particolarmente penalizzati dalle attuali norme pensionistiche in vigore.

Tra i piani di uscita anticipata e flessibile in discussione, di nuovo, il prestito pensionistico, che darebbe al lavoratore l’opportunità di lasciare il lavoro prima dei 66 anni stabiliti oggi dalla legge Fornero, percependo un anticipo della pensione, che potrebbe essere di circa 700 euro, e che il lavoratore sarebbe obbligato poi a restituire una volta in pensione con i requisiti normali. Non è un sistema che richiede risorse né a Stato né ad Inps, perché più che un prestito rappresenta un anticipo di una somma (la pensione finale) che spetterebbe di diritto al lavoratore al termine della sua vita professionale.

Si torna a parlare anche di uscita anticipata a 62 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni in percentuale sempre in base dall’anno di anticipo con cui di decide di lasciare prima dei 66 anni, piano proposto già tempo fa da Cesare Damiano; di uscita Quota 100 e sempre con 35 anni di contributi; e con sistema contributivo.

E’ un meccanismo già in vigore, l’opzione contributivo donna, che dovrebbe solo essere prorogato. Sta infatti per scadere (2015) questa possibilità di andare in pensione prima per le donne e, considerando anche i vantaggi in termini economici che ne derivano per l’Inps, dai tagli degli assegni contributivi piuttosto che retributivi, l’idea è quella di allargare questa opportunità anche agli uomini.

In tal modo lavoratori dipendenti o autonomi potrebbero andare in pensione prima, rispettivamente a 57 o 58 anni, con un assegno pensionistico calcolato con metodo contributivo e non il più vantaggioso retributivo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il