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Pensioni vecchiaia, donne, uomini Governo Renzi: riforma, novità per 22 milioni di italiani iscritti INPS con tante incertezze

Quali i timori dei pensionati e dei pensionadi italiani e situazione attuale sistema previdenziale nel BelPaese. Cosa sapere




Il sistema pensionistico italiano è diventato insostenibile, la spesa troppo alta tanto che prima il Fondo monetario Internazionale e poi la stessa Ue hanno invitato il governo Renzi a intervenire con nuovi tagli. Ma quali tagli psi potrebbero attuare vista la condizione già precaria di tantissimi pensionati? Gli unici potrebbero riguardare le pensioni più alte e le spese ‘in più’ ma sembra difficile intervenirci, così come difficile sta risultando riuscire a cambiare una riforma pensioni che, per quanto errata, è in grado di assicurare 80 miliardi di euro di risparmi all’Italia, cifra considerevole da non poter certo rinunciarvi.

E probabilmente il nulla di fatto sulle tante proposte finora pervenute dipende proprio da questi risparmi previsti. Ma il dubbio su cosa effettivamente potrebbe ancora cambiare, tra uscite anticipate e flessibili, revisioni delle pensioni di invalidità e reversibilità, aumenti delle pensioni più basse o introduzione di una no tax area per chi riceve assegni mensili minimi, si inserisce in un quadro previdenziale già difficile per l’Italia, dove nulla sembra funzionare come deve e dove i pensionati e futuri tali, milioni di persone, navigano in maniera piuttosto incerta.

I 22 milioni di iscritti all’Inps traballano su richiesta del Tfr in busta paga e previdenza complementare e mentre regna l’incertezza sulla convenienza o meno di chiedere parte del Trattamento di fine rapporto in busta paga, a partire dal prossimo marzo 2015, c’è anche da sottolineare che, secondo gli ultimi dati, sono comunque pochi gli italiani che, pur consapevoli di ricevere una bassa pensione in futuro e conoscendo i rischi dei calcoli del nostro sistema previdenziale, decidono di avvicinarsi alla previdenza complementare.

Investire in fondi pensioni, infatti, dando l’opportunità ai lavoratori durante la loro vita professionale di mettere da parte quanto possono senza chissà quali grandi e insostenibili sacrifici, assicurerebbe una vita decisamente migliore e più dignitosa alla fine della propria vita lavorativa ma solo pochi li scelgono, preferendo avere oggi a disposizione soldi che per molti sono necessari, ma che potrebbero esserlo anche per il futuro. La situazione sarebbe probabilmente più chiara se ogni contribuente potesse ricevere a casa propria (finalmente) quella famosa busta arancione che già avrebbe dovuto essere inviata ma che il commissario Treu assicura arriverà entro fine anno, in maniera graduale, a tutti, ma a partire da chi sta per andare in pensione. La busta arancione è quel documento che riporta informazioni, situazione attuale e previsioni della condizione pensionistica di chiunque versi contributi Inps.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il