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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: cambiamenti minimi e le poche modifiche aumentano errori e problemi

Nessun cambiamenti richiesto per la riforma pensioni e ultimi interventi previsti solo peggiorativi. Cosa prevedono e previsioni




Si continuano ad avanzare proposte e ipotesi di modifiche per la riforma pensioni, si continua a parlare di uscita anticipata e flessibile, ma il premier Renzi continua a tacere e a non parlare di cambiamenti per le pensioni, nonostante sia un capitolo importante per oltre 16 milioni di italiani. Mancano le risposte alle tante richieste pervenute di introdurre elementi di flessibilità nel nostro sistema pensionistico che, con l’avvento della legge Fornero, è diventato decisamente rigido. Senza considerare poi l’insostenibilità economica del sistema e il grosso buco dell’Inps. E l’Ue, come l’Fmi, ha già chiesto al governo italiano di tagliare i costi delle pensioni ed è probabilmente questo che al momento impedisce al governo Renzi di intervenire.

Se è ancora difficile dare risposte a chi chiede l’uscita anticipata o a chi, interessato dai Quota 96 della scuola, chiede finalmente di poter andare in pensione avendo già maturato i requisiti di uscita con le vecchie regole, gli unici interventi previsti sono sbagliati e peggiorativi, basti pensare a quelli contenuti nella Legge di Stabilità che prevedono un aumento delle tasse sui fondi pensioni, andando così a colpire la previdenza complementare che diventa sempre più un pilastro fondamentale per i giovani che rischiano addirittura di non arrivare mai a percepire al pensione; e una tassazione ordinaria sul Tfr in busta paga, misura che certamente non risulta vantaggiosa.

Non si è deciso, però, di prorogare ancora l’opzione contributivo donna per permettere di andare in pensione prima, soprattutto a categorie di lavoratori, come usuranti e precoci, che fanno fatica a raggiungere i requisiti pensionistici oggi richiesti; e non si è fatto altro per garantire maggiore flessibilità, il che, nonostante le ultime speranze che ancora si nutrono in vista del prossimo voto del 24 novembre sulla Legge di stabilità in Parlamento, ha suscitato critiche da parte di ogni forza politica, e necessità di interventi per una riforma della governance dell’Inps stesso da parte del commissario Tiziano Treu.

Secondo Treu, “l’Inps è una struttura complessa ma solida e che ha bisogno di stabilità; occorre un assetto normativo che assicuri una governance adeguata, con piani organizzativi di medio e lungo periodo. L’operazione del Tfr risponde ad una logica che privilegia un bisogno finanziario immediato; occorre sostenere lo sviluppo della previdenza complementare”.

E a pesare come un macigno l'ultimo giudizio di Bankitalia, secondo cui la possibilità di richiedere il Tfr in busta paga deve essere limitata nel tempo, perché altrimenti potrebbe avere gravi ripercussioni sul fronte delle pensioni e, soprattutto, per quelle dei più giovani che rischiano di maturare rendimenti tropo bassi. Secondo il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, “Lo smobilizzo del Tfr maturando inciderebbe negativamente sulla capacità della previdenza complementare di integrare il sistema pensionistico pubblico, che in prospettiva presenta bassi tassi di sostituzione, soprattutto per i giovani, mediamente più soggetti a vincoli di liquidità. L’adesione dei lavoratori a basso reddito all’iniziativa aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il