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Pensioni donne, anzianità, vecchiaia Governo Renzi: riforma novità poche e aumentano problemi e diseguaglianze

Tra spesa pensionistica elevata, pensioni minime, difficoltà di uscita per requisiti troppo rigidi si continua a sperare in ulteriori cambiamenti per le pensioni




Era stato qualche giorno fa proprio il commissario Inps, Tiziano Treu, ad esprimere le sue perplessità sulla misura che prevede l’erogazione del Tfr in busta paga, proposta da etto Renzi e contenuta nella nuova Legge di stabilità, chiedendo inoltre al governo di intervenire sì sulle pensioni ma pensando anche ad elementi che rendano il sistema attuale più flessibile. Ma ancora nulla: gli interventi sulla riforma pensioni restano ancora difficile da attuare concretamente eppure sarebbero necessari. Soprattutto alla luce dei nuovi dati e dei pareri di Bankitalia. Si tratta tuttavia di ultime notizie che accompagnano i timori già espressi da Fondo Monetario Internazionale che ritiene troppo alta la spesa pensionistica in Italia per cui auspica tagli, e dall’Ue, anch’essa dalla parte dei tagli alle pensioni.

Il rapporto di Bankitalia si concentra sulla non utilità del Tfr in busta paga. La misura, infatti, se confermata, secondo i tecnici, potrebbe rappresentare una spinta ai consumi nel breve periodo, ma peserà in maniera fortemente negativa sui futuri pensionati che saranno sempre più poveri. Secondo il vicedirettore generale Signorini “lo smobilizzo del tfr maturando inciderebbe negativamente sulla capacità della previdenza complementare (o del tfr se percepito alla fine della carriera) di integrare il sistema pensionistico pubblico, che in prospettiva presenta bassi tassi di sostituzione, soprattutto per i giovani, mediamente più soggetti a vincoli di liquidità. L’adesione dei lavoratori a basso reddito all’iniziativa aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate”.

Per Signorini “È dunque cruciale che la temporaneità del provvedimento, motivato dalla fase congiunturale eccezionalmente avversa, venga mantenuta”. Ma non è questa l’unica criticità che emerge dal nostro sistema pensionistico: gli assegni della maggior parte dei pensionati sono troppo bassi per garantire una vita dignitosa, motivo per il quale alcuni emendamenti proposti dal Pd puntano all’aumento delle pensioni minimi, all’estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati, o a forme di detassazione sempre per le pensioni più basse.

E non solo: troppo rigidi i requisiti Fornero per andare in pensione, servono meccanismi di uscita anticipata che però, nonostante le diverse ipotesi al vaglio, stentano ad essere approvata. Si accreditava come sistema migliore quello contributivo, valido per tutti, che avrebbe permesso prepensionamenti ma al contempo anche risparmi per lo Stato; si parlava di uscita anticipata a 62 anni e con 35 anni di contributi e penalizzazioni ma al momento ancora nulla di tutto ciò sembra all’orizzonte.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il