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Pensioni vecchiaia,uomini, anzianità, donne Governo Renzi: riforma, novità minime e creano nuovi problemi ed errori

Nuovo allarme Bankitalia sulle pensioni italiane e Tfr in busta paga: quali interventi positivi per cambiare riforma pensioni attuali?




Intervenire sulla riforma pensioni attuale resta uno degli obiettivi di forze politiche e sociali che, nonostante nulla sia stato previsto nella Legge di Stabilità 2015, continuano a ‘battersi’ per cambiamenti positivi. E sottolineiamo positivi, considerando che gli unici previsti nella nuova Manovra sono decisamente peggiorativi giacchè alzano la tassazione sui fondi pensioni, penalizzando così la previdenza complementare, e tassazione in maniera ordinaria il Tfr in busta paga, senza alcuna agevolazione per chi richiede il Trattamento di fine rapporto in busta paga evidentemente per il bisogno di qualche decina di euro in più al mese.

Ed è proprio in riferimento a questa misura che arriva il nuovo allarme di Bankitalia. Nonostante veda in maniera favorevole la Legge di Stabilità del governo Renzi, Bankitalia sottolinea  i rischi derivanti dal Tfr in busta paga: “E' cruciale che la temporaneità del provvedimento sia mantenuta. L'adesione dei lavoratori a basso reddito all'iniziativa aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate”. E se il governo sta pensando di fare marcia indietro sull'aumento dell'aliquota sulle casse dei professionisti, che dovrebbe passare dal 20% al 26%, tanto che il sottosegretario all’Economia Baretta ha detto “Sul tema ci aspettiamo degli emendamenti”, non si torna indietro sull’aumento sui fondi pensione la cui aliquota sale dall'11% al 20%, cosa che probabilmente scoraggerà l’adesione alla previdenza integrativa.

E’, dunque, evidente come queste misure sulle pensioni non siano quelle chieste da tutti per rendere il sistema attuale più flessibile. Le richieste puntano all’uscita anticipata, a dare ai lavoratori più anziani la possibilità di andare in pensione prima rispetto agli attuali 66 di soglia di accesso con la contemporanea liberazione di nuovi posti di lavoro che potrebbero essere occupati dai più giovani oggi in cerca di occupazione.

Si avrebbe dunque il duplice vantaggio di mandare in pensione prima chi non riesce a maturare i requisiti Fornero e di dare nuova spinta al mercato al lavoro. E, considerando che i piani di uscita anticipato proposti sono tutti a costo zero perché permettono sì di andare in pensione prima ma solo a fronte di penalizzazioni, ci si chiede cosa porta ancora il governo ad indugiare sull’approvazione di uno di questi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il