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Pensioni donne, anzianità, uomini Governo Renzi: riforma, novità calcolo negativo rivalutazione e contributivo, quota 100,prestito

Possibile rivalutazione negativa delle pensioni per andamento Pil italiano e si spera ancora in ipotesi uscite anticipate per modifica riforma pensioni




Il Pil italiano scivola in territorio negativo e a risentirne, come se non bastasse la condizione già difficile che stanno vivendo, sono i pensionati italiani che potrebbero essere ad una rivalutazione delle pensioni ma negativa. Ciò significa che, a differenza di quanto chiesto da pensionati stessi, sindacati e alcune forze politiche, non solo il valore degli assegni pensionistici non sarà rivalutato ma rischia di diventare anche peggiore. Una situazione decisamente difficile da sostenere ma Il presidente della commissione bicamerale di vigilanza degli enti previdenziali Di Gioia ha fatto sapere“A quanto mi risulta ci si sta muovendo perché già in questa legge di Stabilità possa essere inserita la modifica alla modalità di calcolo del tasso annuo di capitalizzazione in modo che non possa diventare negativo”.

In base al sistema di calcolo attualmente in vigore, seguendo una simulazione del Sole 24 Ore, prendendo il caso di un lavoratore nato nel 1954  che ha iniziato a lavorare nel 1980 e andrà in pensione il 31 dicembre 2020, per il calcolo della pensione bisognerà considerare il sistema misto. Fino al 1995 vale il calcolo retributivo, sui cui non incide il prodotto interno lordo (Pil), e da gennaio 1996 la pensione verrà calcolata con sistema contributivo, considerando i contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore e che costituiscono il montante previdenziale del lavoratore. Ed è questa somma di contributi (montante) che viene ogni anno rivalutato sulla base del Pil e che quest’anno porta il segno negativo.

La situazione dunque è piuttosto complessa ed è questa complessità che da mesi sta spingendo forze politiche e sociali a chiedere interventi sulla riforma pensioni, mirati soprattutto a sistemi di uscita anticipata e flessibile, che sarebbero però a costo zero, senza necessità di risorse aggiuntive da parte dello Stato. E tra le ipotesi ancora in ballo quella del prestito pensionistico, ribadito anche dal commissario Inps Treu, l’estensione del sistema contributivo per tutti, che permetterebbe l’uscita a 57 anni per i dipendenti pubblici e a 58 per gli autonomi, con 35 anni di contributi e pensione esclusivamente calcolata con sistema contributivo, e, come proposto da Damiano, uscita anticipata a 62 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni previste in base all’anno in cui si lascia il lavoro prima dei 66 anni.

Ma la riforma pensioni Renzi potrebbe prevede anche un’uscita a Quota 100 che, come spiegato solo qualche giorno da Cesare Damiano, deriverebbe dalla somma dell’età anagrafica, 62 anni, e di quella contributiva, 38 anni.   

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il