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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: INPS, Ministri, Maggioranza, Categorie, Patronati tutti contro tutti

Mentre la Legge di Stabilità si avvia a riceve voto finale il 24 novembre è scontro su nuovi emendamenti presentati per modifiche riforma pensioni




La Legge di stabilità si prepara a ricevere il voto finale il 24 novembre e piovono ancora emendamenti e interrogazioni che chiedono modifiche alla riforma pensioni. E sono stati proprio gli esponendi del Pd a presentare i primi emendamenti per limature alla Legge di stabilità. L’obiettivo: intervenire finalmente nulla riforma pensioni con cambiamenti che si stanno rendendo sempre più necessari a causa delle ultime notizie sempre più allarmanti sulla situazione previdenziale nel nostro Paese.

Gli emendamenti del Pd chiedono il bonus di 80 euro o altri aumenti per i pensionati che percepiscono pensioni minime, tassazione agevolata per il Tfr in busta paga e temporaneità della misura, cancellazione delle penalizzazioni per chi vuole andare in pensione prima dei 62 anni, a sostegno soprattutto di lavoratori usuranti e precoci, e prorogato del sistema contributivo per tutti. In realtà la richiesta di proroga, avanzata tra gli altri dall’onorevole Gnecchi, riguarda la cosiddetta opzione contributivo donna, finora è in vigore solo per le donne, ma che si chiede di estendere anche agli uomini e prolungarla nel tempo.

A richiedere interventi per una maggiore flessibilità del sistema pensionistico italiano, lo stesso Inps. Ed è stato il commissario Treu ad avanzare la possibilità di pensare, come già proposto dal ministro Poletti, alla soluzione del prestito pensionistico per consentire di andare in pensione tre anni prima rispetto al limite oggi fissato dei 66 anni. Ma il silenzio di alcuni autorevoli esponenti politici, come premier Renzi, ministro Poletti, e le ultime dichiarazioni, che non lasciano ben sperare per il momento, dei ministro Padoan e Boschi, fanno temere che ancora nulla si farà per cambiare le pensioni.

Ma Domenico Proietti, segretario confederale Uil, ritiene che “bisogna reintrodurre un principio di flessibilità: proponiamo un range tra i 62-70 anni entro il quale il lavoratore può scegliere, in base a tante esigenze, come ad esempio la tipologia di lavoro (usurante o meno) e lo stato di salute, come andare in pensione. Questo consentirebbe anche di portare finalmente a soluzione il problema degli esodati, che ha trovato una positiva risposta negli ultimi due anni grazie alla mobilitazione del sindacato, ma che riguarda ancora un consistente numero di persone che hanno diritto a una risposta. Se il lavoratore va in pensione a 62 anni, con il sistema contributivo, avrà versato meno contributi e dunque prenderà meno di pensione. Non ci può essere certo un ulteriore danno”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il