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Pensioni anzianità, usuranti, vecchiaia, precoci Governo Renzi: riforma, novità è scontro Maggioranza, Ministri, INPS, Categorie

Emendamenti Pd, proposta commissario Inps Treu, posizioni e richieste sindacati: cosa sta accadendo nel mondo delle pensioni e cosa si chiede?




Uscita anticipata e flessibile, maggiore sostenibilità del sistema pensionistico e non solo: in vigore ormai da due anni, la riforma pensioni Fornero continua a far discutere, al centro di un dibattito che si fa sempre più serrato ma senza mai arrivare ad alcuna conclusione positiva. Si susseguono, infatti, da mesi richieste e proposte di modifica alle pensioni attuale e si aspettava la Legge di Stabilità per avere finalmente risposte certe. Ma anche la nuova Manovra ha deluso: nulla sulle pensioni ad eccezione di un aumento sulle rendite dei fondi pensioni e sulla misura del Tfr in busta paga.

Ed ecco che lo stesso Pd si scatena con emendamenti che chiedono ulteriori interventi sulle pensioni in vista del voto del 24 novembre in Parlamento sulla Legge di Stabilità. Le richieste riguardano la revisione delle pensioni di reversibilità e invalidità, aumenti per le pensioni minime o detassazione delle stesse, revisione del regime fiscale da applicare al Tfr in busta paga, eliminazione delle penalizzazioni per chi decide di lasciare il lavoro prima dei 62 anni, e proroga dell’opzione contributivo donna, con la possibilità di estensione di questa possibilità anche agli uomini.

Sostiene la necessità di una maggiore flessibilità pensionistica per una riforma pensioni Renzi anche il commissario Inps Treu che, riprendendo l’idea del ministro Poletti, propone l’uscita anticipata con il sistema del prestito pensionistico che consentirebbe di andare in pensione tre anni prima rispetto ai 66 anni oggi richiesti. E mentre i sindacati la scorsa settimana hanno organizzato una manifestazione nazionale che ha visto migliaia di pensionati scendere in piazza per chiedere una rivalutazione delle pensioni e aumenti, per Proietti segretario confederale Uil bisogna anche “reintrodurre un principio di flessibilità: proponiamo un range tra i 62-70 anni entro il quale il lavoratore può scegliere, in base a tante esigenze, come ad esempio la tipologia di lavoro (usurante o meno) e lo stato di salute, come andare in pensione”.

E precisa: “Questo consentirebbe anche di portare finalmente a soluzione il problema degli esodati, che ha trovato una positiva risposta negli ultimi due anni grazie alla mobilitazione del sindacato, ma che riguarda ancora un consistente numero di persone che hanno diritto a una risposta. Se il lavoratore va in pensione a 62 anni, con il sistema contributivo, avrà versato meno contributi e dunque prenderà meno di pensione. Non ci può essere certo un ulteriore danno”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il