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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia Governo Renzi: riforma, i fondi ci sarebbero solo che appaiono e scompaiono come magia

Nessun intervento migliorativo per la riforma pensioni a causa di mancanza di risorse finanziarie ma salta tetto pensioni d’oro. La situazione




Nessun intervento migliorativo alla riforma pensioni contenuto nella Legge di Stabilità, ma solo interventi negativi, dall’aumento della tassazione sui fondi pensione, al Tfr in busta paga, al taglio di 150 milioni di euro del fondo per il finanziamento delle pensioni dei lavoratori usuranti. Il fondo inizialmente prevedeva 383 milioni di euro per finanziare il pagamento delle pensioni dei lavoratori usuranti ma dal 2015 sarà ridotto a 233 milioni di euro.

Si tratta, in realtà, di fondi che avrebbero potuto essere destinati a finanziare altri interventi sulle pensioni, dalla cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni di età e che, invece, devono rimanere a lavoro per non prendere assegni inferiori. Ma non solo: il governo lamenta da mesi la mancanza di risorse finanziarie per poter mandare finalmente in pensione i quota della scuola 96 (per cui è stato riammesso l’emendamento nella Legge di Stabilità), ma improvvisamente salta il tetto alle pensioni d’oro, prevista da una norma Fornero, che costerà nel 2014 ben due milioni di euro che, secondo le ultime notizie, saliranno a oltre 400 fra qualche anno, risorse ingenti che ci si chiede da dove arriveranno.

Di questa misura potranno beneficiare solo 160mila persone, tra magistrati, professori e poche categorie di privilegiati, mentre la maggior parte dei futuri pensionati italiani, dal prossimo ano, potrebbero risentire della rivalutazione negativa delle pensioni, per effetto dell’andamento del Pil italiano, diventato negativo. Per la prima volta, dunque, l’assegno che i pensionati italiani percepiranno potrebbe essere inferiore rispetto a quanto versato, a causa della svalutazione determinata dal Pil negativo.

Il commissario Inps Treu, però, si dice pronto a lavorare in tal senso, perché bisogna rivalutare e non svalutare e ha precisato che “per l'Inps non è ammissibile una svalutazione del montante contributivo legato al Pil negativo, ma che il tasso di rivalutazione al massimo può essere pari a zero”. Secondo  il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, ha inoltre spiegato che “Se l’interpretazione della norma stabilisce che non è possibile svalutare, allora non c’è un problema di coperture finanziarie, vuol dire che erano già previste” e ha aggiunto che “in caso di interpretazione diversa della normativa si aprirebbe un problema di copertura relativo a circa 15 milioni di lavoratori”.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il