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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: minimo segnale di apertura a cambiamenti riunione Sindacati-Madia

Nessun accenno alla discussione pensioni durante l’incontro Madia e sindacati ma lieve speranza di apertura con assunzioni della scuola: situazione e previsioni




Non c’è stato alcun accenno alla situazione pensionistica o ad eventuali interventi previsti per cambiare la riforma pensioni attuale durante l’incontro che si è tenuto ieri, lunedì 176 novembre, fra governo e sindacati, voluto dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. Mancano i fondi per intervenire con i cambiamenti auspicati sulla riforma pensioni, esattamente come mancano le risorse per sbloccare i contratti per i dipendenti statali nel 2015, ma il fatto che il ministro Madia abbia comunque fatto riferimento alle assunzioni della scuola, lascia aperta una speranza, seppur lieve, per la soluzione del caso dei Quota 96 della scuola.

E in effetti è stato riammesso nella Legge di stabilità l’emendamento che chiede soluzioni per i pensionamenti bloccati della scuola, soprattutto dopo la sentenza del Tribunale di Salerno che permesso il pensionamento di 42 docenti salernitani  e che diventerebbe un precedente cui molti lavoratori potrebbero far riferimento.

Ma sorge anche un problema: se dovesse essere approvato il pensionamento per i 4mila dei Quota96 della scuola nella Legge di Stabilità, arriverebbe una valanga di ricorsi da altre categorie di lavoratori fortemente penalizzati dalle leggi Fornero, motivo per il quale il Ministero dell’Economia si opporrebbe, come si è già opposto alla riforma pensioni per statali in Riforma P.A. che avrebbero dato spazio a prepensionamenti anche per i privati.

Si tratta comunque di ostacoli che potrebbero essere superati perché se il motivo del non intervento sulla riforma pensioni è la mancanza di risorse, vi sarebbero, come ormai noti, sistemi di uscita anticipata a costo zero, che non richiederebbero alcuna risorsa né a Stato né all’Inps, ma che, a fronte di penalizzazioni, permetterebbero ai lavoratori, soprattutto a determinate categorie come precoci e usuranti, di andare in pensione prima. Eppure, nonostante prestito pensionistico, sistema contributivo per tutti, uscita con quota 100 o a 62 anni di età con 35 anni di contributi, siano a costo zero, il governo non ne parla ancora.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il