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Pensioni donne, vecchiaia, uomini riforma Governo Renzi: novità contributivo, Mini pensione, quota 100, prestito significative

Uscita anticipata con prestito pensionistico o a 62 anni con 35 anni e penalizzazioni, o incentivi se si esce più tardi: le nuove proposte del commissario Treu




Uscita anticipata con quota 100, con estensione del sistema contributivo per tutti, a 62 anni e 35 di contributi con relative penalizzazioni previste, o con il prestito pensionistico: nonostante non se ne parli nella Legge di stabilità, sono diverse le fonti politiche e non che confermano come allo studio del governo vi siano queste possibilità da valutare per permettere ai lavoratori di andare in pensione prima rispetto alla soglia attuale fissata dalla riforma pensioni Fornero a 66 anni.

Se in discussione alla Legge di Stabilità sono intanto tornati gli emendamenti che chiedono la proroga dell’opzione contributivo donna, a tutto il 2015, e l’eliminazione delle penalizzazioni per determinate categorie di lavoratori che decidono di uscire prima dei 62 anni, in riferimento particolare ai precoci, tramonta la possibilità di vedere aumenti per coloro che percepiscono assegni pensionistici mensili minimi. Nulla infatti in merito è in discussione, anzi. Il ministro Boschi solo qualche giorno fa ha confermato che per quanto riguarda gli aumenti per le pensioni minime, è un argomento di cui si parlerà quando si avranno le risorse economiche necessarie disponibili, forse anche nel 2016.

Intanto, il nuovo commissario Inps Treu ha detto: “Sono convinto che sia necessaria qualche forma di flessibilità in uscita. Ci sono varie opzioni, anche far pagare un lo Stato e un po’ il lavoratore”. Secondo Treu, la riforma Fornero “si può migliorare. In ogni caso l'Inps è impegnato a collaborare a qualche miglioramento della riforma. Sulla questione si deciderà dopo la legge di stabilità, ma secondo me dovrebbe essere uno degli impegni dell'anno prossimo”.

Treu ripropone come possibilità di uscita anticipata il prestito previdenziale, per permettere al lavoratore di andare in pensione almeno due anni con il datore di lavoro che continua a pagare i contributi che il pensionato restituirà maturata la normale pensioni attraverso piccole trattenute mensili; e quella di uscita tra i 62 e i 70 anni, per cui sono previste penalizzazioni del 2% sull’assegno per chi va in pensione prima dei 66 anni, e, al contrario, incentivi per chi rimane fino a 70 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il