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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: proposte anticipata e flessibile più reali. Quando, per chi e come funzionano

Proposte di modifica ancora allo studio del governo Renzi ma per commissario Inps più probabili il prossimo anno. Chi potrà beneficiarne?




Già il mese scorso il commissario Inps Treu aveva detto ribadito la necessità di introdurre “qualche elemento di flessibilità sull'età pensionabile”, spiegando che “In Parlamento ci sono diverse proposte. Il Governo le ha scartate perché costose. È stata invece istruita quella dell'ex ministro Enrico Giovannini dell'anticipo di una pensione che potrebbe essere richiesta dai lavoratori cui manchino tre anni al raggiungimento dei requisiti di pensionamento e che poi verrebbe restituita in piccolissime rate sull'importo della pensione normale”.

E precisa: “Lo stesso Poletti è favorevole e anche se questa proposta non è entrata nella legge di stabilità credo che debba essere recuperata nei prossimi mesi. Non costa molto e sarebbe utile, anche sul fronte dei potenziali esodati”. Ed ora torna a farsi sentire, confermando la sua volontà di lavorare a sostegno di interventi sulle pensioni che possano rendere più flessibile il sistema attuale.

E infatti dice: “Sono convinto sia necessaria qualche forma di flessibilità in uscita verso la pensione. La Legge Fornero si può migliorare. La Legge di Stabilità è chiusa ma questo dovrebbe essere un impegno per l’anno prossimo. L’Inps farà proposte per l’introduzione di qualche forma di flessibilità. Ci sono varie opzioni tra chi potrebbe pagare l’introduzione della flessibilità, ovvero la possibilità che si esca prima della data di vecchiaia, fissata ad oltre 66 anni (o con oltre 41 o 42 anni di contributi a seconda se si è donna o uomo)”.

E tra le varie ipotesi, quella del cosiddetto prestito previdenziale, che permette al lavoratore di andare a riposo due o tre anni prima rispetto ai 66 anni della vecchiaia o i 42 di contributi della pensione anticipata previsti oggi, con il datore di lavoro che continua a versare al lavoratore i contributi che dovranno essere restituiti con piccole trattenute sulla pensione finale una volta maturati i requisiti normali. O quella di andare in pensione tra i 62 e i 70, con disincentivi del 2% l’anno se l’uscita è anticipata rispetto ai 62 anni, Mentre per chi decide di rimanere a lavoro oltre i 66 anni, fino ai 70, sono invece previsti incentivi.

Novità potrebbero arrivare per i Quota 96 della scuola, per cui sono stati riammessi emendamenti alla Legge di Stabilità, che chiedono una soluzione definitiva alla questione, dopo che il Tribunale di Salerno ha deciso il pensionamento immediato di 42 docenti salernitani; ma anche per i precoci per cui si attendono risposte all’emendamento che chiede la cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il