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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie:Legge Stabilità no penalizzazioni,contributivo e altri emendamenti ufficiali passati

Prosegue il cammino della legge di Stabilità. Approvati nuovi emendamenti, tra cui quello di Maria Luisa Gnecchi, riguardanti le pensioni.




La legge di Stabilità prosegue il suo percorso alla Camera, dove la commissione Bilancio ha dato approvazione a un emendamento che sopprime le penalizzazioni che avrebbero dovuto colpire chi va in pensione prima di avere raggiunto l’età di 62 anni, pur avendo maturato i requisiti richiesti. Si tratta di una proposta di modifica avanzata da Maria Luisa Gnecchi del PD. L’effetto dell’emendamento si applica ai trattamenti pensionistici decorrenti da gennaio 2015 e si riferisce ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017. L’onere dell’emendamento è di 15 milioni per il 2016.

Quello della Gnecchi non è però l’unico emendamento ad essere stato oggetto di discussione. Non è stato approvato quello riguardante la questione dei Quota 96, che voleva introdurre un pensionamento anticipato senza penalizzazioni. Sul capitolo Quota 96 però ci sono numerosi altri emendamenti da discutere che potrebbero mettere la parola fine alla questione lasciata aperta da un difetto della riforma Fornero.

Un altro emendamento approvato introduce la norma secondo la quale l’importo della pensione goduta “non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore” della riforma Fornero. In altri termini, significa che il Governo vuole porre un tetto alle pensioni d’oro dei dipendenti pubblici, con l’intento di introdurre un criterio di maggiore equità nella distribuzione degli stipendi statali. Il risparmio derivante dall’attuazione di questa nuova normativa verrà destinato a un fondo INPS finalizzato all’adeguamento delle pensioni godute da categorie che verranno precisate dalla presidenza del Consiglio.

Deluse le aspettative della cosiddetta Opzione Donna, che per tutto il 2015 avrebbe dato modo alle lavoratrici di accedere alla pensione anticipata contributiva a 57 anni se dipendenti e a 58 anni se autonome. L’emendamento proposto da SEL è stato infatti bocciato. Le donne che hanno maturato i requisiti solo quest’anno si troveranno quindi ad andare in pensione 9 anni dopo quelle che invece li hanno conseguiti l’anno scorso.

L’iter camerale si svilupperà anche nei prossimi giorni, per poi passare al senato e quindi tornare all’ultima lettura della Camera entro Natale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il