Telecom Italia: Tim non si vende e punta sulla convergenza

Telecom Italia fa un passo indietro e rinuncia alla societarizzazione e all'ipotesi di vendita di Tim che un mese un fa avevano scatenato le critiche del governo di Romano Prodi



Telecom Italia fa un passo indietro e rinuncia alla societarizzazione e all'ipotesi di vendita di Tim che un mese un fa avevano scatenato le critiche del governo di Romano Prodi. L'opposizione dell'esecutivo aveva spinto alle dimissioni dalla presidenza Marco Tronchetti Provera, che attraverso Pirelli è il primo azionista del gruppo. Telecom conferma oggi invece la separazione della linea fissa, da realizzare secondo modalità stabilite con l'authority. "La societarizzazione di Tim non si farà e cade anche l'ipotesi della cessione", dice una fonte vicina alla vicenda dopo il cda di oggi, il primo presieduto da Guido Rossi. "E' possibile la costituzione di una divisione per le attività commerciali della telefonia mobile".

La nota della società non è così esplicita, parla però più volte della volontà di sfruttare la convergenza fisso-mobile. Per quanto riguarda la rete fissa, quella di nuova generazione - che sarà in grado di "trasmettere programmi televisivi ad alta definizione, film, musica, video e di fornire servizi Ict alle imprese e servizi di pubblica utilità" - sarà realizzata anche attraverso la "separazione da Telecom Italia della rete d'accesso, secondo un modello che sarà concordato insieme all'autorità", dice la nota. L'11 settembre il cda presieduto da Tronchetti aveva deciso invece di puntare alla convergenza tra media e banda larga e si riservava la possibilità di esaminare le opportunità di valorizzazione della rete fissa e del mobile.

Tronchetti, durante una conference call, aveva detto che non c'erano offerte d'acquisto per Tim, ma che se fossero arrivate le avrebbe portate al cda. Per la rete fissa, la separazione era funzionale a un miglior rapporto con il regolatore. La nota di oggi non prende le distanze dal cda dell'11, dice infatti che quella decisione garantisce "flessibilità operativa", ma si mette in linea con la posizione espressa da diversi esponenti della maggioranza di governo, che si sono detti nettamente contrari alla cessione della telefonia mobile. Si impegna infine a fare passi concreti per andare incontro all'autorità delle Comunicazioni e quindi a eliminare i recenti ostacoli al lancio di nuovi servizi, tra cui "Unico". Tutto questo in attesa che una maggiore chiarezza sulle prospettive degli assetti proprietari, dia una linea più decisa sulle strategie di medio-lungo periodo.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il