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Riforma Lavoro Renzi 2014 Job Act: contratti, assunzioni, licenziamenti, ammortizzatori disoccupazione. Misure e novità ufficiali

La riforma del Lavoro riceve l'ok del Senato: il Jobs Act diventa legge ed entrerà in vigore dal primo gennaio 2015. Le misure ufficiali previste




La riforma del Lavoro riceve l'ok del Senato e il Jobs Act diventa legge ed entrerà in vigore dal primo gennaio 2015. Soddisfatto il premier Renzi: “Il Jobs Act diventa legge. L'Italia cambia davvero. Questa è la volta buona. E noi andiamo avanti. Oggi è un giorno storico per il Paese” ha twittato. Ma cosa prevede la nuova riforma del Lavoro? Si parte dalle tanto discusse modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per arrivare all’ introduzione del contratto a tutele crescenti e superamento delle collaborazioni coordinate e continuative, all’estensione degli ammortizzatori sociali, nuove regole per l'Aspi, cambiamenti nelle norme sui controlli a distanza.

Entrando più nel dettaglio, arriva il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all'anzianità di servizio per tutti i neoassunti e viene modificato l'articolo 18 con la possibilità di reintegrare al lavoro in caso di licenziamenti illegittimi limitata solo a quelli nulli e discriminatori e a ‘specifiche fattispecie’ di quelli disciplinari (legati al comportamento del lavoratore). Per individuare queste fattispecie si attendono i decreti delegati. Previsto, invece, l’indennizzo per i licenziamenti per motivi economici (esigenze aziendali) giudicati ingiustificati.

La novità del contratto a tutele crescenti mira a superare tutte le forme contrattuali oggi esistenti, in modo da arrivare ad eliminare le forme di collaborazioni coordinate e continuative. La nuova riforma prevede inoltre la revisione della disciplina delle mansioni in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale; cambierà la cig in caso di cessazione ‘definitiva’ di attività aziendale con lo scopo di assicurare garanzie universali a tutti i lavoratori con tutele uniformi e legate alla storia contributiva del dipendente. Prevista inoltre la revisione dei limiti di durata del sussidio (adesso il tetto è di due anni per la cassa ordinaria e di quattro per la straordinaria) e una maggiore partecipazione da parte delle aziende che la utilizzano.

Cambia anche l’Aspi, che dovrà essere ‘calcolata’ in base alla pregressa storia contributiva del lavoratore e aumenterà la sua durata, oggi di 18 mesi, per i lavoratori con carriere contributive più rilevanti. Chi dimostra di vivere in condizioni di profonda difficoltà economia, una volta terminata la possibilità dell’Aspi potrebbe ricevere un’ulteriore prestazione di sostegno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il