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Pensioni vecchiaia, donne, precoci, usuranti riforma: Renzi parla cambiamenti e conferma modifiche previdenza prima volta

Difficile aspettarsi grandi cambiamenti nel comparto delle pensioni con la versione definitiva della legge di stabilità. Ma la partita è ancora aperta.




Anche il premier Matteo Renzi lo sa bene: serve una riforma delle pensioni. La legge Fornero, per quanto economicamente vantaggiosa per le casse dello Stato, non è in grado di assicurare quell'equità sociale richiesta dal Paese. Novità e ultime notizie raccontano dell'approvazione di un paio di emendamenti correttivi, ma non è ancora abbastanza per rendere il sistema più flessibile ovvero per favorire l'uscita anticipata.

Che la partita sia ancora aperta è poi dimostrato dalle recenti dichiarazioni di Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, secondo cui è necessario rivedere la legge Fornero "per consentire una maggiore flessibilità in uscita dei lavoratori in agenda ma non sarà affrontato a breve".

La proposta su cui ha lavorato con maggior attenzione è stata quella del prestito previdenziale destinato a chi, avanti con l'età, non è ancora in grado di accedere al trattamento pensionistico. A suo dire "non c'è nulla nella legge di stabilità e quindi a ora non ci sono passaggi definiti. Il tema è in discussione e la questione è un problema reale ma dobbiamo trovare una modalità per affrontare questo passaggio. E ovviamente servono risorse".

Non spicca il volo il disegno di legge di Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati, secondo cui sarebbe possibile andare in pensione tra i 62 e i 70 anni, con almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione nell'età compresa tra i 62 e i 65 anni, e un incentivo tra i 67 e i 70 anni. La tabella degli incentivi e delle penalizzazioni prevede nel caso di pensionamento effettivo a 62 anni l'applicazione della percentuale di riduzione pari all'8%. A 63 quella del -6%, a 64 anni del -4%, a 65 del 2%. A 66 anni, invece, non ci saranno bonus o malus. Dopodiché scatterebbero gli incentivi secondo questa tabella: a 67 anni +2%, a 68 anni +4%, a 69 anni +6%, a 70 anni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il