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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: scontro in Europa, cambiamenti positivi seppur non ufficiali in Italia

Prosegue a piccoli passi la riforma pensioni Renzi, ma come testimoniato dalle ultime notizie occorre tenere presenti anche le valutazioni di Bruxelles.




Il governo italiano va avanti con i piedi di piombo quando si tratta di riforma pensioni. Come dimostrato dalle novità che arrivando dagli emendamenti alla legge di stabilità, sono diverse le correzione alla legge Fornero che potrebbero diventare esecutivo nel prossimo anno, come l'abolizione delle penalizzazioni per il ritiro anticipato prima dei 62 anni pur con 42 anni e 1 mese di contributi nel caso degli uomini o 41 anni e 1 mese nel caso delle donne, e l'introduzione di un tetto agli assegni d'oro di magistrati, docenti universitari, funzionari di Stato e medici.

Si resta ancora in attesa del via libera del Senato, così come non c'è ancora la firma del Ministero dell'Economia alla proroga della cosiddetta opzione donna con cui dare alle lavoratrici la possibilità dell'uscita anticipata in cambio del calcolo dell'assegno con il metodo contributivo. Per lo Stato, una scelta di questo tipo garantirebbe risparmi fino al 20%. Insomma qualcosa inizia a muoversi, ma la strada da percorrere è ancora lunga e i problemi sono tanti.

In maniera quasi paradossale, il dibattito italiano sulla riforma delle pensioni è più tranquillo rispetto ad altri paesi. Alla Grecia, per esempio, dove continuano gli scontri di piazza, ma anche alla Germania, dove sono state ridimensionate le previsioni di crescita per il 2015 con pericolose conseguenze sugli assegni previdenziali futuri. E non va meglio in Spagna, alla ricerca di soluzioni contro la crisi.

Mercoledì, poi, è stato approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul lavoro. Ora per attuare la riforma, e riempire di contenuti lo schema, il governo deve applicare entro sei mesi i decreti attuativi. Tra i punti principali del Jobs Act, l'introduzione del contratto a tutele crescenti e il superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa. Numeri alla mano sono 6,5 milioni i dipendenti coperti dall'articolo 18, su 22 milioni di lavoratori in Italia. La riforma vale per i nuovi contratti e non per quelli già esistenti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il