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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: modifiche fanno crescere ottimismo, ma delusioni sono ancora realizzabili

I recenti emendamenti alla legge di stabilità e la possibile estensione al 2015 dell'opzione donna rappresentano segnali importanti nel percorso di riforma delle pensioni.




Fino a che punto occorre esultare davanti alle novità sulla riforma pensioni? La cautela è sempre d'obbligo perché nonostante le ultime notizie riferiscano di correzioni alla legge Fornero, siamo ancora ben lontani dall'introduzione di quelle misure nel segno della flessibilità per favorire l'uscita anticipata ovvero il turn over generazionale fra giovani e anziani. Insomma la strada è ancora lunga. Di più: le stesse misure sulla riforma pensioni Renzi non sono ancora ufficiali.

In prima battuta ci sono i due emendamenti che non hanno ancora ottenuto il via libera del Senato. Il primo prevede la cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni pur con 42 anni e 1 mese di contributi (nel caso degli uomini) o 41 anni e 1 mese (nel caso delle donne). Il secondo fissa un tetto alle pensioni d'oro. In realtà è in ballo anche la revisione della tassazione delle Casse previdenziali dei professionisti e dei fondi pensione. Non è ancora ufficiale, poi, l'estensione al 2015 dell'opzione donna con cui le lavoratrici possono congedarsi in anticipo in cambio del calcolo dell'assegno con il sistema contributivo.

Se non è ancora possibile parlare di spallate alle regole sulle pensioni, di certo è possibile farlo sul versante del lavoro con l'approvazione del Jobs Act che, fra l'altro, prevede l'abolizione dell'articolo 18 che tutela i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa. Sono 6,5 milioni gli addetti delle aziende con più di 15 dipendenti che continueranno a essere tutelati dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E 24 mensilità massime verranno concesse come indennizzo al lavoratore che verrà licenziato dalla sua azienda per ragioni economiche. Ammonta a 700 euro l'importo minimo dell'Aspi, la vecchia indennità di disoccupazione che ora varierà sulla base dell'anzianità contributiva. Mancano però i 6 decreti attuativi che il governo dovrà scrivere nei prossimi mesi per dare veste giuridica agli indirizzi contenuti nella legge delegata approvata.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il