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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: dopo segnali negativi,cambiamenti positivi potrebbero essere sospesi pur già decisi

Dopo approvazione proroga opzione contributivo donna e cancellazione penalizzazioni per chi esce prima dei 62 anni nuove indicazioni negative e forse tutto bloccato. Le novità




Dopo la scorsa settimana di novità e ultime notizie su eventuali nuove proposte in possibile arrivo per intervenire sull’attuale riforma pensioni, arrivano indicazioni negative sui probabili cambiamenti per una riforma pensioni Renzi. A prescindere dalle ulteriori proposte presentate per cambiare l’attuale sistema previdenziale, sono state approvate misure come la cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni, con l’anzianità contributiva maturata, e fino al 31 dicembre 2017, misura prevista principalmente per i lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare fin da giovanissimi; e la proroga dell’opzione contributivo donna che permetterebbe, per ancora un anno, fino al 31 dicembre 2015, alle lavoratrici dipendenti e autonome di andare in pensione anticipata accettando il calcolo della pensione finale con metodo interamente contributivo, quindi percependo un assegno ridotto.

Si tratta tuttavia di novità approvate in prima lettura alla Camera e dall’Inps ma che attendono ancora conferme ufficiali e che rischiano anche di essere bloccate in Senato. L’ostacolo più grande potrebbe essere rappresentato dal Mef, da sempre contrario a interventi sulle pensioni e sempre pronto a ribattere sulle eventuali risorse che potrebbero occorrere anche se né in un caso né in altro dovrebbero essere necessarie ulteriori risorse. Ma non solo: nuove indicazioni negative: arrivano dal giudizio negativo dato all’Italia da Standard’s & Poor, che ha abbassato il giudizio sul Paese, tagliando il merito di credito da BBB con outlook negativo a BBB- con outlook stabile, portando così l’Italia allo stesso livello di Bulgaria e Romania, e ritenendo che le riforme approvate dal governo Renzi, in particolare quella del Lavora, non assicureranno miglioramenti nel breve periodo; e dalle nuove pressioni dell’eurogruppo, che ha chiesto all’Italia misure più efficaci per ridurre il deficit.

Ma anche le nuove richieste Ocse, che ha chiesto all’Italia di non intervenire sulle pensioni o di intervenire eventualmente solo con tagli, non preannunciano poi un quadro di interventi positivi. Secondo l’Ocse, infatti, l'Italia spende per le pensioni (in rapporto alla spesa pubblica) più di tutti i paesi monitorati dall'Ocse, tanto che la spesa previdenziale rappresenta il 32% del totale della spesa pubblica. Nel suo Outlook sulle pensioni per il 2014, l'Ocse sottolinea che nei paesi più avanzati la spesa per le pensioni è in media il 18% del totale della spesa pubblica governativa. Il livello più basso è dell'Islanda, con il 5%.

Secondo l'Ocse la fase di rallentamento globale dell'economia rende necessaria ‘un'accelerazione delle riforme previdenziali. La crisi spinge molti paesi ad accelerare le riforme per rendere più sostenibile il sistema previdenziale. Tali riforme riguardano in particolare un aumento delle tasse sul reddito pensionistico e sui contributi previdenziali, una riduzione o un rinvio dell'indicizzazione dei benefici pensionistici e un aumento dell'età pensionabile fissata per legge’. E sull' aumento dell'età pensionabile, l'Ocse sostiene che bisogna ‘fare più sforzi per assistere i lavoratori anziani a trovare e a mantenere il lavoro. Fondamentale assicurare un'estensione della carriera lavorativa per consentire un adeguato ritiro pensionistico e una più equa ripartizione generazionale del peso finanziario previdenziale’.

Nessun sistema di uscita anticipata, dunque, considerato per abbassare l’età pensionabile, nonostante la contrarietà del ministro dell’Economia Padoan. Eppure non se ne capisce il motivo, considerando che si tratterebbe di interventi a costo zero, tra prestito pensionistico, uscita a quota 100 o a 62 anni con 35 anni di contributi, ma probabilmente permettendo ad alcuni lavoratori di andare in pensione prima, si potrebbe perdere parte di quei risparmi che la riforma pensioni Forneto attuale è capace di garantire.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il