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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: a forte rischio proposte contributivo,no penalizzazioni dopo ultimi segnali negativ

Situazione pensioni dopo prime novità positive approvate. Ma nuovi rischi all’orizzonte. Il parere dell’Ocse e nuove discussioni in Parlamento




Riprende oggi, martedì 9 dicembre, la discussione sugli interventi che definiranno la nuova Legge di Stabilità e gli occhi sono essenzialmente puntati sulle novità alla riforma pensioni Fornero che secondo le ultime notizie potrebbero essere tanto positivi quanto negativi. Si avvia, dunque, alla definizione eventualmente finale (per il momento) la riforma pensioni Renzi che, ad oggi, in base alle prime novità approvate alla Camera dovrebbe prevedere l’abolizione delle penalizzazioni per chi va in pensione prima di 62 anni con anzianità contributiva maturata e novità per le pensioni di lavoratori che sono stati esposti all’amianto.

Ma l’attesa cresce anche per la conferma dello slittamento, fino al 31 dicembre 2015, dell’uscita anticipata con sistema contributivo per le donne, sia lavoratrici dipendenti che autonome, che potrebbero avere ancora la possibilità di andare in pensione prima a 57 anni o a 58 accettando però il calcolo della propria pensione finale con sistema contributivo, quindi a fronte di un assegno anche ridotto rispetto a quello che si avrebbe con sistema retributivo. Ma all’orizzonte si profilano indicazioni negative giunte innanzitutto dall’Ocse.

Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Italia spende molto per le pensioni, basti pensare che, in media, l’incidenza degli assegni previdenziali nei 34 Stati Ocse è del 18%, con picchi superiori al 25% solo in Grecia, Portogallo e Austria, in Italia invece si registra una percentuale del 32%. L’Ocse sottolinea che i dati si riferiscono al 2011 e le novità della riforma pensioni Fornero del 2012 hanno inciso positivamente sulla sostenibilità finanziaria, ma hanno anche comportato effetti negativi sui redditi dei pensionati.

L’outlook dell’Ocse spiega che la crisi ha spinto la maggior parte dei Paesi a accelerare le riforme per rendere i loro sistemi pensionistici più sostenibili dal punto di vista finanziario, aumentando le tasse sui redditi da pensioni e sui contributi pensionistici, riducendo o rinviando l’indicizzazione delle prestazioni e aumentando l’età pensionabile.

'Ma il rapido cambiamento demografico in corso e il rallentamento dell’economia globale sottolineano la necessità di riforme continue. Aumentare l’età effettiva di pensionamento può aiutare, ma sono necessari soprattutto maggiori sforzi per assistere i lavoratori anziani nel trovare e mantenere un’occupazione. Le politiche pubbliche per ridurre la discriminazione basata sull’età, migliorare le condizioni di lavoro e aumentare le opportunità di formazione per i lavoratori anziani sono essenziali'.

E in questo contesto, risulta piuttosto improbabile che si possa pensare che quei piani di uscita anticipata proposti ormai da mesi, come prestito pensionistico, uscita a quota 100 o a 62 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni, possano essere approvati per garantire uscite anticipate a tutti i lavoratori che desiderassero lasciare prima il lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il