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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: poche le certezze e i punti fermi. Ecco quali sono tra conferme e smentite

La situazione pensioni alla vigilia del voto in Senato sulla nuova Manovra: novità approvate e cosa aspettarsi ancora




Si appresta ad essere votata in Senato la nuova Manovra Finanziaria e gli occhi sono puntati sulle novità che dovrebbero modificare la riforma pensioni attuale anche se le ultime notizie sono piuttosto contrastanti in merito. Pochi i punti fermi, nonostante le discussioni di questi ultimi mesi e le richieste che si sono susseguite da parte di esponenti politici e forze sociali, e, alla vigilia del voto, tutto potrebbe ancora cambiare, tanto in positivo, quanto in negativo. Se, infatti, si attende conferma dell’approvazione alla Camera della nuova norma che abolisce le penalizzazioni previste dalla legge Fornero per chi va in pensione prima dei 62 anni con l’anzianità contributiva maturata, c’è il timore che si faccia un passo indietro dopo l’ultimo emendamento presentato.

Questo infatti chiede di circoscrivere questa possibilità di cancellazione delle penalizzazioni solo a coloro che guadagnano fino a 3.500 euro lorde al mese, cosa che chiaramente contribuirebbe a creare ulteriori ingiustizie e iniquità e che il viceministro Morando si è affrettato a smentire. Cresce anche l’attesa per la conferma della proroga decisa dall’Inps dell’opzione donna che dovrebbe permettere alle donne di andare in pensione anticipata ancora fino al 31 dicembre 2015 con sistema contributivo, cioè accettando di ricevere un assegno mensile ridotto.

Sembrano, invece, tramontare le ipotesi di realizzazione di sistemi di uscita anticipata per tutti, da prestito pensionistico a uscita con quota 100, o a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, così come di interventi volti a risolvere il problema della rivalutazione negativa delle pensioni, che quest’anno per la prima volta, a causa dell’andamento negativo del Pil, potrebbero subire una svalutazione, mentre dovrebbero essere confermate le riduzione degli aumenti sulla tassazione su fondi pensione e casse previdenziali private.

Resta comunque la necessità di intervenire sul sistema previdenziale italiano, sia per renderlo più sostenibile, come tra l’altro richiesto da organi internazionali come Ocse e Ue, e più flessibile. Si tratta di interventi che servirebbero a migliorare l’andamento delle pensioni attuali, decisamente in crisi. Basti pensare che il 43% dei pensionati prende meno di 1.000 euro al mese e circa due milioni arrivano a percepire mensilmente anche meno di 500 euro. Senza contare che restano da risolvere ancora i casi di esodai e quota 96 della scuola, sempre più emergenze sociali.

E la speranza è che, come annunciato dai ministro Poletti e Boschi, ma anche dal commissario Inps Treu, eventuali interventi che posano garantire maggiore flessibilità in uscita per tutti possano arrivare davvero il prossimo anno, così come quella soluzione strutturale annunciata per gli esodati già mesi fa ma che ancora si attende, modifiche importanti e che diventano ancora più significative per evitare si vada al voto per quel referendum abrogativo lanciato dalla Lega che chiede la totale eliminazione della riforma pensioni Fornero.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il