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Pensioni anzianità, precoci, donne, uomini riforma Governo Renzi: novità, problemi aumentano su uscita anticipata e valore assegno

La riforma pensioni Renzi continua a rappresentare una delle questioni centrali nella legge di stabilità, ora approdata in Senato.




Quali novità sulla riforma pensioni dalla legge di stabilità? Le ultime notizie riferiscono come sia in corso l'esame dei circa 3.800 emendamenti presentati alla manovra. Di questi, alcuni riguardano proprio la questione previdenziale, come la revisione dei criteri sulla cancellazione delle penalizzazioni per chi si congeda dal lavoro a 62 anni di età pur avendo raggiunto 42 anni e 1 mese di contributi nel caso degli uomini e 41 anni e 1 mese nel caso delle donne. Nel dettaglio sarebbe stato proposta l'introduzione della soglia di 3.500 euro lordi dell'assegno mensile entro la quale far valere l'abolizione. C'è però da segnalare l'esclusione di questo scenario da parte del viceministro dell'Economia Enrico Morando.

L'emendamento sul tetto alla pensioni d'oro incontra invece lo scetticismo della Confederazione sindacale dei medici e dirigenti, secondo cui "molti di coloro che sono rimasti al lavoro o che hanno effettuato i riscatti nella speranza di migliorare l'assegno pensionistico vengono, così sostanzialmente scippati e beffati". Ogni cambiamento passa poi dalla rivalutazione negativa degli assegni per via della recessione economica del Paese.

La questione delle pensioni si lega strettamente a quella della crisi economica del Paese. Il governo sta cercando di portare avanti i due versanti del welfare, previdenza e lavoro, alla stessa velocità, ma i risultati non sono incoraggianti. Tra il 2010 e il 2013 i dipendenti pubblici hanno perso quasi 600 euro a testa. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Istat, il blocco della contrattazione, il congelamento dei tetti salariali e il freno al turn over hanno impedito infatti ogni aumento facendo scendere il lordo annuo da 34.662 euro a 34.079: esattamente 583 euro per ciascun lavoratore.

Si aggiunge poi che con la crisi sono volati via quasi 59 miliardi di euro in ammortizzatori sociali: è questa, secondo la Cgia di Mestre, la cifra spesa tra il 2009 e il 2013 per cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria, cassa integrazione in deroga, indennità di mobilità, Aspi e mini-Aspi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il