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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: età, contributi, requisiti, attuali. Partiti e sindacati si dividono su modifiche

Tra posizione del Ministero dell’Economia e richieste di Fmi, Ue e Ocse tutte le novità pensioni sembrano svanire. Quanto ancora bisognerà aspettare per novità positive?




Non cambierà probabilmente ancora nulla per la riforma pensioni Fornero e le novità entro la fine dell’anno potrebbero essere inesistenti. Le ultime notizie in merito non piacciono certo a tutti coloro che si sono sempre impegnati in questi ultimi mesi affinchè si intervenisse con le giuste misure, da ministri a commissario Inps Conti prima e Treu dopo, ad esponenti di forze sociali, categorie che oggi si ritrovano anche spaccate al loro interno, Pd in testa, quanto per le diverse posizioni che si hanno in merito ad interventi sì interventi no sulle pensioni attuali, quanto sul referendum indetto dalla Lega che chiede la cancellazione della riforma pensioni Fornero e il ritorno alle vecchie norme pensionistiche, misura che permetterebbe anche di chiudere, dopo due anni di discussioni, casi di esodati e quota 96 della scuola.

Tutto però sembra bloccato: mentre in Italia è il Mef a bloccare interventi sulla riforma pensioni, con il ministro Padoan pronto sempre ribadire che in materia di pensioni le cose vanno bene così come sono e tutto deve essere lasciato esattamente così com’è, sostenuto dalla Ragioneria di Stato, per cui problema fondamentale per ogni intervento proposto sono le eventuali risorse economiche che questo richiederebbe ma di cui lo Stato non dispone, fuori dal nostro Paese sono i grandi organi internazionali, da Fmi, a ue, a Ocse che chiedono di lasciare la riforma pensioni esattamente com’è ma di intervenire con tagli ad una spesa troppo alta rispetto a quella che si registra in tutti gli altri Paesi europei.

Secondo l'Ocse, infatti, a fronte di assegni pensionistici mensili che risultano decisamente bassi, ogni dieci euro di spesa pubblica, l’Italia ne destina 3,2 alle pensioni, cifra che fa svettare il nostro Paese al primo posto, tra i Paesi industrializzati, per peso della previdenza sulle uscite dello Stato. Second quanto rilevato sempre dall’Ocse, l’incidenza degli assegni previdenziali nei 34 Stati aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è, in media, del 18%, con picchi superiori al 25% solo in Grecia, Portogallo e Austria. In Italia si attesta al 31%, un record su cui è necessario agire.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il