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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Renzi: riforma novità spese previdenza grave gestione. Fondi per interventi disponibili

La riforma pensioni Renzi è ostacolata dall'assenza di coperture economiche. Eppure i dati sulla spesa in ammortizzatori sociali suscitano qualche riflessione.




E se una parte di quei 59 miliardi di euro di ammortizzatori sociali ovvero di misure di sostegno al reddito dei lavoratori che hanno perso il posto, rilevati dalla Cgia di Mestre, fossero stati spesi per fare la riforma pensioni? La domanda è inevitabile alla luce delle ultime notizie che raccontano come il governo sia costantemente in bolletta quando occorre mettere le amni sulla previdenza. C'è un problema di errata valutazione nel fare gli investimenti di soldi pubblici?

Già, perché dai numeri non si può prescindere. Rispetto al Pil, la correzione strutturale del deficit che l'Italia avrebbe dovuto dare sia nel 2014 che nel 2015 è dello 0,5%. Nel prossimo anno l'Italia farà solo lo 0,1%, operazione che implicherebbe una correzione di circa 6 miliardi di euro. Ma la flessibilità del Patto può sensibilmente ridurre la portata dell'eventuale intervento correttivo. In questo contesto i margini di manovra non solo sono molto ristretti, ma vanno a escludere proprio le pensioni. Rispetto allo scorso anno, infatti, la spesa previdenziale è aumentata (seppur l'importo degli assegni sia sceso) e l'incidenza sul Pil è aumentata.

Eppure i suggerimenti per riformare le pensioni nel segno della sostenibilità sociale e senza intaccare le casse dello Stato sono tante: l'applicazione di quota 100 come somma dell'età anagrafica e degli anni contributivi; l'introduzione del prestito previdenziale per consentire il ritiro dal mondo lavoro degli over 50 disoccupati; l'estensione agli uomini del calcolo dell'assegno previdenziale con il metodo contributivo che favorirebbe anche il ricambio generazionale. E da tempo resta fermo in un cassetto il disegno di legge di Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati, che consente l'uscita a 62 anni di età e 35 anni di contributi secondo una tabella ragionata di incentivi e penalizzazioni sull'importo dell'assegno.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il