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Pensioni, Legge Stabilità ufficiale approvata, quota 96, amnistia, indulto: novità ad oggi sabato 20 Dicembre Governo Renzi

Legge di Stabilità 2015 pronta al voto in Senato per poi approdare nuovamente alla Camera e nuovi rischi si profilano per decreti attuativi dell’approvato Jobs act: la situazione




Resta ancora aperta la questione dei Quota 96 della scuola, ancora da trovare una soluzione per mandare finalmente in pensione i 4mila lavoratori della scuola, tra insegnanti e personale Ata, ancora da salvaguardare la platea di coloro che, paradossalmente, pur avendo maturato i requisiti di accesso alla pensione sono ancora a lavoro da quasi tre anni. E tutto ciò nonostante siano stati diversi gli emendamenti presentati, sin da questa estate alla riforma della P.A., fino ad ora, in Senato, alla nuova Legge di Stabilità proprio a loro favore. E chiaramente impazza la polemica. Mef e Ragioneria dello Stato continuano ad essere fermi sul fatto che mancano le risorse necessarie per chiudere questa questione eppure i soldi ci sarebbero, e lo dimostrano gli altri interventi su cui ha preferito puntare il governo.

Si attende invece, con il voto in Senato della nuova Manovra, la decisione sulla misura che cancella le penalizzazioni previste attualmente della legge pensionistica Fornero per chi decide di andare in pensione prima dei 62 anni di età con anzianità contributiva maturata, misura in vigore fino al 2017 secondo quanto approvato alla Camera, ma che potrebbe essere prolungata vista la richiesta di un emendamento presentato che chiede proprio di protrarre questa possibilità.

Nessuna novità sulle misure di indulto e amnistia per cui, ormai da settimane, si attende ancora il testo unificato dei quattro ddl che certamente ormai arriverà il prossimo anno. La Legge di Stabilità sta galvanizzando gli impegni del governo per cui non ci sarà certamente tempo per discutere anche di quelle misure di clemenza che da mesi ormai continuano a dividere fortemente l’opinione politica, e non solo. E c’è poi la questione lavoro: le misure del Jobs Act sono state approvate e si attendono i decreti attuativi che, a rigor di logica, dovrebbero arrivare entro fine anno, considerandone l’entrata in vigore dal prossimo gennaio 2015.

Sarà, infatti, il primo mese del nuovo anno il tempo in cui entreranno in vigore i nuovi contratti a tempo indeterminato e a tutele crescenti su cui ripongono in questo momento le speranze tanti, tantissimi giovani, soprattutto se effettivamente il nuovo regime dei minimi che sarà approvato con la nuova Legge di Stabilità fisserà il limite di reddito a 15mila euro. Eppure non sono così positive le previsioni: è vero che i decreti attuativi dovrebbero arrivare entro fine anno, ma è anche vero che mancano circa dieci giorni, qualcosina di più, alla fine di un anno decisamente intenso per il governo, reso più impegnativo in questo scorcio finale dalle possibili polemiche che potrebbero nascere sulla nuova Aspi.

La nuova riforma del Lavoro prevede, infatti, che essa venga estesa ad una platea più folta rispetto a quella cui ora è destinata, il che porterebbe alla necessità dell’impiego di nuove risorse, come sottolineano i sindacati. Ed ecco da dove nasce la polemica: da dove verrebbero ricavate queste nuove risorse? E se già a disposizione del governo perché non sono state destinate al pensionamento dei quota 96 o ad altri interventi più urgenti? E sempre da queste domande potrebbero scaturire eventuali ritardi anche per i decreti attuativi del Jobs Act.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il