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Pensioni donne, vecchiaia, uomini riforma Governo Renzi: novità e previsioni modifiche contributivo, mini pensione, quota 100

Dai quota 96 del mondo della scuola ai lavoratori precoci passando per chi svolge attività prevalentemente usuranti: serve una vera riforma delle pensioni.




Ci saranno novità sulla riforma pensioni nel 2015? La logica sociale suggerisce una risposta affermativa: la legge di stabilità ha introdotto pochi cambiamenti ovvero la cancellazione di parte delle penalizzazioni della legge Fornero e l'individuazione di un tetto alle pensioni d'oro. I ragionamenti economici invitano invece alla prudenza e alla conservazione degli attuali equilibri previdenziali. Anche se si tratta di chiudere una volta per tutta la questione dei quota 96 del mondo della scuola o quelle dei lavoratori precoci o di chi svolge attività prevalentemente usuranti.

Le tasse sui fondi pensione e sulle casse di previdenza sono state tra gli argomenti più dibattuti. Con la legge di stabilità il prelievo sui rendimenti dei primi passa dall'11,5% al 20%, mentre l'aliquota per le seconde sale dal 20% al 26%. Nel passaggio del provvedimento al Senato, tuttavia, per alleggerire anche se solo parzialmente questa stretta fiscale, il governo ha deciso di concedere degli sgravi per gli investimenti in opere e infrastrutture sul territorio italiano. Lo sconto, secondo i primi calcoli effettuati in queste ore, avrebbe un valore complessivo di 80 milioni di euro.

Fra i più attivi sul versante della pensioni c'è Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, già depositario di un disegno di legge di riforma della pensioni, secondo cui sarebbe possibile ritirarsi tra i 62 e i 70 anni, con almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione nell'età compresa tra i 62 e i 65 anni, e un incentivo tra i 67 e i 70 anni. La tabella degli incentivi e delle penalizzazioni prevede nel caso di pensionamento effettivo a 62 anni l'applicazione della percentuale di riduzione pari all'8%. A 63 quella del -6%, a 64 anni del -4%, a 65 del 2%. A 66 anni, invece, non ci saranno bonus o malus. Dopodiché scatterebbero gli incentivi: a 67 anni +2%, a 68 anni +4%, a 69 anni +6%, a 70 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il