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Pensioni donne, anzianità, vecchiaia Governo Renzi: riforma novità molte e importanti della settimana per modifiche future

Seppur mai finita al primo posto dell'agenda politica del governo Renzi, la questione delle pensioni continua a essere centrale per gli equilibri economici e sociali.




Questa è stata la settimana del via libera alla legge di stabilità con le sue novità nell'ambito della riforma pensioni Renzi. Sono state confermate le ultime notizie ovvero l'approvazione degli emendamenti correttivi alla legge Fornero. Si tratta della fissazione di una soglia agli importi delle pensioni d'oro e dell'abolizione dei disincentivi delle penalizzazioni per chi va in congedo prima dei 62 anni con 42 anni e 1 mese di contributi (nel caso degli uomini) o 41 anni e 1 mese (se donne). A queste misura si aggiungono il mancato prepensionamento dei dipendenti delle Province per cui si prospetta la mobilità verso Regioni e Comuni e l'aumento della tassazione sui fondi pensione e sulle casse previdenziali dei professionisti.

Il premier Matteo Renzi ha poi scelto l'economista Tito Boeri per guidare l'Inps. Già noto per la proposta di introdurre un contributo di equità sulle pensioni d'oro, basato sulla differenza tra importo percepito e contributi versati per consentire allo Stato di incassare oltre 4 miliardi di euro e di tagliare i "privilegi concessi in modo poco trasparente", potrebbe essere la chiave per far decollare alcune delle proposte di riforma della previdenza italiana delle ultime settimane.

In particolare si va dall'ipotesi del prestito previdenziale con cui dare ai lavoratori disoccupati oltre i 50 anni la possibilità dell'uscita anticipata grazie a una somma anticipata da Stato e aziende, all'applicazione di quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione, passando per l'allargamento ai lavoratori in attività la possibilità di calcolo dell'assegno previdenziale con il metodo contributivo così da consentire un risparmio economico allo Stato e favorire il ricambio generazionale.

A proposito di welfare, la novità dell'anno prossimo si chiama Jobs Act, soprattutto ora che è arrivata la fase attuativa, mentre nulla è cambiato nelle polemiche attorno. Lo scontro si è fatto più duro sotto Natale dopo che il Consiglio dei ministri del 24 ha messo a punto i decreti. E se il premier Matteo Renzi ha parlato ancora di rivoluzione copernicana per il nuovo contratto a tutele crescenti, ecco il no deciso di Cgil e sinistra PD, nonostante lo scampato pericolo dell'opting out, che avrebbe previsto la possibilità per il datore di lavoro di evitare il reintegro del dipendente con un superindennizzo. L'opposizione si aggiunge a quella sulla mancata riforma delle pensioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il