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Pensioni anzianità e vecchiaia riforma Governo Renzi: novità referendum Lega. Mef interverrà contro in Corte Costituzionale

Sarà la Corte Costituzionale a pronunciarsi sull'ammissibilità del referendum sull'abolizione della legge Fornero. Il governo presenta un pacchetto di memorie.




C'è ancora una partita aperta nel campo della riforma pensioni Renzi: è quella della possibile indizione del referendum per la cancellazione della legge Fornero. Sono attese novità dalla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sull'ammissibilità del quesito. Si prospetta una battaglia a suon di carte bollate, considerando che il governo ha deciso di presentare un pacchetto di memorie per dimostrare l'infondatezza della proposta. In ballo c'è l'intero impianto del lavoro e della previdenza, creato dal precedente governo Monti.

Attualmente per ritirarsi dalla scena lavorativa occorre aver maturato 66 anni e 3 mesi se lavoratori dipendenti e autonomi e se lavoratrici del settore pubblico, 63 anni e 9 mesi se lavoratrici del settore privato; 64 anni e 9 mesi se lavoratrici autonome. In merito alla pensione anticipata, per le persone in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, sono richiesti 42 anni e 6 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne. Questo schema potrebbe venire meno nel caso di vittoria dei sì (e di raggiungimento del quorum del 50% più uno) alla possibile proposizione del referendum.

A catena potrebbero essere interessati anche gli statali. A tal proposito una norma del decreto di riforma della pubblica amministrazione che ha fatto molto discutere è quella che prevede il divieto per i pensionati di avere incarichi di consulenza, dirigenziali o di vertice in qualsiasi pubblica amministrazione. E questo vale sia che la pensione sia pubblica, sia che sia privata. Nella prima versione questa norma era draconiana, non prevedeva nessun tipo di eccezione.

Il Quirinale, tuttavia, aveva mostrato una serie di dubbi sugli effetti a catena che la previsione avrebbe potuto generare sui vertici di molte amministrazioni dello Stato tuttora guidate da soggetti in pensione. Così si è deciso un ammorbidimento. Il divieto di conferire incarichi di vertice ai pensionati entrerà in vigore soltanto a partire dai prossimi rinnovi. Dunque tutti coloro che attualmente ricoprono queste posizioni rimarranno al loro posto. Non solo. Sarà ancora possibile conferire incarichi a soggetti pensionati nel caso questi siano assegnati a titolo gratuito.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il