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Pensioni donne, vecchiaia, uomini riforma Governo Renzi: novità 2015. Cosa può davvero cambiare

Diminuisce il valore delle pensioni, atteso decreto previdenziale Renzi e novità per esodati e quota 96: cosa cambierà in questo 2015 per le pensioni




Le pensioni di gennaio 2015 saranno più magre per poi risalire minimamente a febbraio, via le penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni di età, nuovo tetto alle pensioni d’oro e novità per modificare la riforma pensioni Fornero pronte a tornare in discussione. Dopo l’approvazione della nuova Legge di Stabilità e del Jobs Act, il 2015 si preannuncia anno caldo per la questione previdenziale. Dovrebbe infatti essere quello decisivo tanto per quelle modifiche alle pensioni attuali tanto auspicate, soprattutto per i meccanismi di uscita anticipata e flessibile di cui si è tanto dibattuto negli scorsi mesi, quanto per le questioni esodati e quota 96 che attendono ormai da troppo tempo, rispettivamente, una soluzione strutturale annunciata mesi fa dal ministro del Lavoro Poletti ma mai arrivata e il pensionamento definitivo dopo aver maturato i requisiti pensionistici già oltre due anni fa.

E potrebbe essere anche maturo il tempo per quel decreto previdenziale Renzi che, come hanno riportato le ultime notizie, dovrebbe prevedere novità anche per baby pensioni, pensioni integrative, di reversibilità e di invalidità. Da definire poi la questione della rivalutazione negativa delle pensioni, risultato dell’andamento negativo del Pil italiano, nonché dell’aumento delle pensioni minime. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, le richieste sull’estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati si sono susseguite evidentemente senza successo ma a frenare l’approvazione della misura la mancanza di risorse economiche necessarie.

Si tratta infatti di una norma sostenuta dallo stesso premier Renzi ma che il ministro Boschi, ad un mese dalla fine dello scorso 2014, aveva rimandato a questo nuovo anno o anche al 2016 in base, appunto, alla disponibilità finanziaria dell’Italia. Di certo c’è che bisognerà intervenire in tal senso visti i numeri allarmanti diffusi sul valore delle pensioni italiane. Basti pensare che, secondo quanto emerso, la maggior parte dei pensionati italiani vive con meno di mille euro al mese e ben 2 milioni anche con meno di 500.

Si tornerà a discutere, probabilmente già da questo mese di gennaio, anche su ipotesi di uscita anticipata e flessibile che torneranno ad essere quelle finora discusse, da uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, a uscita a quota 100 a prestito pensionistico. E intanto si attende la risposta della Corte Costituzionale sulla legittimità del referendum abrogativo della legge Fornero indetto dalla Lega e che ha ricevuto già il primo sì dalla Cassazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il