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Pensioni donne, anzianità, uomini Governo Renzi: riforma, novità settimana, si entra fase calda. Proposte, incontri continuano

Sistemi di uscita anticipata per tutti per evitare voto referendum abrogativo riforma pensioni Fornero: la situazione e proposte di cambiamento




Cancellate le penalizzazioni per chi va in pensione prima di aver compiuto i 62 anni di età, con anzianità contributiva maturata, in questo nuovo 2015 si torna a discutere di pensioni e novità da apportare alla riforma pensioni Fornero per evitare venga cancellata del tutto da quel referendum abrogativo promosso dalla Lega che vuole tornare alle vecchie regole previdenziali. Si tratta i un referendum sostenuto da diverse forze politiche ma anche sociali e per il cui il prossimo 14 gennaio inizierà l’analisi sulla sua ammissibilità da parte della Corte Costituzionale. Se anche la Corte dovesse dare il via libera, dopo quello già arrivato dalla Cassazione, la prossima primavera gli italiani dovranno votare. E se il referendum vincesse cadrebbero le norme pensionistiche oggi in vigore e si chiuderebbero anche i casi esodati e quota 96 della scuola.

Per molti potrebbe trattarsi di una soluzione a tutti i problemi di oggi di lavoratori e pensionati, ma in realtà la cancellazione della riforma pensioni Fornero avrebbe anche conseguenze negative, perché verrebbero cancellati, allo stesso tempo, quegli 80 miliardi di euro di risparmi che questa stessa legge assicura, miliardi di risparmi che da mesi spingono il ministro dell’Economia Padoan a dirsi contrario ad ogni cambiamento della legge Fornero e che portano anche l’Ue ad opporsi a cambiamenti.

Eppure si tratta di cambiamenti che servirebbero proprio per evitare il voto sul referendum e allontanare il rischio cancellazione di una riforma capace di garantire all’Italia sostenibilità finanziaria. E per cambiarla senza stravolgerne l’impianto si potrebbe puntare all’approvazione di quei piani di uscita anticipata a costo zero, come prestito pensionistico, uscita a quota 100 o a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, che non richiederebbero risorse aggiuntive allo Stato o all’Inps. O si potrebbe puntare su quel piani di riequilibrio e redistribuzione equa delle risorse proposto dal nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri, che già tempo fa aveva lanciato un sistema di ricalcolo contributivo delle pensioni più elevate.

C’è, però, da fare anche i conti con il problema della rivalutazione negativa delle pensioni, a causa dell’andamento negativo del Pil italiano, e che rischia di far svalutare il valore degli assegni pensionistici mensili, e con la deflazione all’orizzonte, e con quel taglio di 150 milioni di euro applicato al fondo per il finanziamento delle prestazioni per i lavoratori usuranti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il