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Pensioni uomini e donne Governo Renzi: riforma tra referendum Lega esito ufficiale, incontri e proposte. Novità questa settimana

Si torna a discutere di novità pensioni soprattutto in vista del pronunciamento della Corte Costituzionale su referendum abrogativo della Lega: la situazione ad oggi




Mancano pochi giorni al 14 gennaio, giorno importante e fondamentale per le novità che potrebbero interessare la riforma pensioni Fornero, perché è il giorno in cui la Corte Costituzionale darà il via all’analisi sulla legittimità del referendum abrogativo della legge Fornero promosso dalla Lega di Matteo Salvini. E, come le ultime notizie confermano, cresce l’attesa, dopo il primo via libera da parte della Cassazione, e dopo il grande consenso che il referendum sta riscuotendo tra forze politiche e sindacati. L’obiettivo è tornare alle vecchie norme pensionistiche e risolvere una volta per tutte caso esodati e dei quota 96 della scuola.

Ma un eventuale esito positivo avrebbe anche conseguenze negative perché cancellando la legge Fornero si cancellerebbero anche quegli 80 miliardi di euro di risparmi che tale legge è capace di assicurare fino al 2021, una cifra considerevole e motivo per cui finora Tesoro e ministro dell’Economia Padoan si sono sempre dichiarati contrati a interventi sulla riforma pensioni attuale. Eppure, proprio per evitare il voto sul referendum, sarebbe arrivato il momento di intervenire mettendo in atto quei sistemi di uscita anticipata di cui ormai si parla da mesi, vale a dire uscita a quota 100, con prestito pensionistico, o a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni (o incentivi se si decide di rimanere a lavoro oltre i 66 anni), in modo da cambiare qualche parte della legge Fornero senza però stravolgere l’impianto di quella riforma che assicura sostenibilità finanziaria all’Italia.

Insieme a quota 100, prestito contributivo o mini pensione anche il sistema proposto dal nuovo presidente Inps Tito Boeri, con elementi peggiorativi, che si basa su una modifica dei trattamenti più elevati e sull’ipotesi di introdurre un contributo d’equità (che verrebbe calcolato sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati,  e solo per chi percepisce pensioni d’oro). Anche secondo il consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, si potrebbe consentire una pensione anticipata erogando a chi chiede di uscire prima dal lavoro trattamenti inferiori, anticipando una spesa che verrebbe comunque recuperare una volta che il lavoratore che ha chiesto di andare in pensione prima raggiunge i normali requisiti richiesti.

Ma ci sono due importanti ostacoli da superare: l’Ue, contraria a cambiamenti sulla riforma pensioni e che approverebbe solo tagli alle pensioni italiane considerando la spesa pensionistica del nostro Paese troppo elevata, e lo spettro della deflazione che incombe. Resta, inoltre, da risolvere un altro importante problema per il mondo delle pensioni, vale a dire quello della rivalutazione negativa delle pensioni, a causa dell’andamento negativo del Pil, che potrebbe ancora una volta far pesare sui pensionati il prezzo di una crisi che non accenna ad allontanarsi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il